NOVARA – Cresce la tensione alla Radici Chimica di Novara: questa mattina l’amministratore unico Angelo Rodolfi, con il direttore e il vicedirettore di stabilimento e il responsabile della sicurezza ha incontrato una delegazione delle RSU aziendali.
Il tema è quello del riavvio dell’impianto nitrico, a cui l’azienda vorrebbe dar corso già a partire da lunedì, ma sul quale il sindacato nutre molti dubbi e preoccupazioni.
Se n’è parlato anche ieri in commissione
Un argomento di cui si era già accennato in consiglio comunale e che è emerso con chiarezza ieri pomeriggio nel corso della seduta della commissione attività produttive a Palazzo Cabrino.
L’intenzione dell’azienda – come hanno spiegato Luisa Mauceri della Uil, Maurizio Nieli dell’Ugl, Christian Bertuletti della Cgil e Aldo Roncarolo della Cisl – sarebbe quella di riavviare l’impianto, uno di quelli destinati alla chiusura, per poter smaltire il grande quantitativo di ammoniaca stoccato della cosiddetta “sfera” che non può essere svuotata se non processando la sostanza all’interno dell’impianto in questione.
«Senza garanzie non si riparte»
«L’azienda – ha detto Mauceri – ha incontrato le Rsu questa mattina (giovedì) e ha manifestato la propria intenzione. Una ipotesi che non ci trova d’accordo»
In un documento delle Rsu, che in commissione è stato illustrato da Maurizio Nieli, i lavoratori lanciano l’allarme sul fronte della sicurezza.
«Abbiamo denunciato a più riprese – si legge nel documento – le criticità strutturali dell’impianto, elemento fondamentale che motiva la fermata totale di tutti gli impianti prevista entro il 31 luglio».
In sostanza il sindacato si è detto indisponibile a far partire l’impianto senza adeguate rassicurazioni, ma precisa: «Le garanzie devono essere scritte, ufficiali e trasparenti. Non possiamo accettare scorciatoie sulla pelle dei lavoratori e del territorio».
Il nuovo incontro di oggi
Nell’incontro di questa mattina l’amministratore unico ha nuovamente ribadito l’intenzione dell’azienda.
«Noi – dice Maurizio Nieli – abbiamo mantenuto ferme le nostre posizioni. Non siamo disponibili a riavviare l’impianto senza garanzie e rassicurazioni. Ne va della sicurezza dei lavoratori, ma anche dei cittadini: non dimentichiamo che la Radici si trova a ridosso del centro della città».
A questo punto si profila un braccio di ferro. Il sindacato ha inviato una comunicazione al Prefetto e allo Spresal chiedendo di intervenire per sbloccare la situazione.
Sullo sfondo della vertenza innescata dopo la dichiarazione di 140 esuberi, il tema della sicurezza di uno stabilimento sottoposto alle disposizioni della Direttiva Seveso e quindi potenzialmente molto pericoloso, emerge ora con grande urgenza.
