Novara, il paradosso della Tari: un nuovo “bonus” che fa male

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NOVARA – Una nuova voce sta per apparire nelle bollette della Tari dei novaresi, ma non servirà a migliorare la raccolta rifiuti. Si tratta di un prelievo forzoso di 6 euro a utenza, introdotto da Arera (l’Authority per l’energia e l’ambiente) su indicazione del Governo, per finanziare il cosiddetto “Bonus sociale rifiuti”. Sulla carta, una misura di solidarietà per aiutare le famiglie con ISEE basso; nella realtà, per Novara, un’operazione che rasenta il paradosso burocratico.

Solidarietà “doppia” (e a carico dei cittadini)

Il meccanismo – che riguarda tutti i comuni d’Italia –  è semplice: lo Stato concede uno sconto del 25% sulla Tari ai nuclei familiari indigenti (sotto i 9.530 euro di ISEE o 20.000 euro per famiglie numerose), ma lo fa senza stanziare fondi propri. Il costo della misura viene scaricato interamente sugli altri contribuenti attraverso il balzello di 6 euro.

Qui scatta la “beffa novarese”. Il Comune di Novara, infatti, prevede già da anni agevolazioni molto più generose di quelle statali: riduzioni del 50% e, in circa 800 casi, l’esenzione totale per le fasce più fragili.

“Il cittadino pagherà 6 euro in più non per aiutare i vicini di casa in difficoltà, che il Comune già tutela, ma per fare cassa al governo centrale”, denuncia Nicola Fonzo, capogruppo del PD.

Il Comune “esattore” per conto dello Stato

Il malumore tra i banchi di Palazzo Cabrino deriva soprattutto dalle modalità di gestione dei fondi. È molto probabile, infatti, che il gettito derivante dai 6 euro pagati dai novaresi superi l’effettivo ammontare degli sconti erogati. La differenza? Non resterà sul territorio ma prenderà la strada di Roma

Il nodo dell’insolvenza: piove sul bagnato

L’aspetto più critico emerso durante la prima commissione consiliare riguarda l’obbligo del Comune di versare allo Stato le somme calcolate sull’accertato e non sull’incassato. In parole povere: se un cittadino non paga la Tari, il Comune di Novara dovrà comunque anticipare di tasca propria quei 6 euro allo Stato.

L’assessora al Bilancio, Silvana Moscatelli, ha tentato la via della “disobbedienza civile”, supportata inizialmente da un parere della Corte dei Conti, comunicando ad Arera l’intenzione di versare solo quanto effettivamente riscosso. Tuttavia, un successivo pronunciamento ha gelato le speranze del Comune: “Ci obbligano a versare sull’accertato”, ha dichiarato con amarezza l’assessora.

Le modifiche al regolamento passeranno al vaglio del Consiglio comunale giovedì prossimo per l’approvazione definitiva.

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