Nuova legge elettorale. E i cittadini?

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Sicuri dell’urgenza di una nuova legge elettorale? Giorgia Meloni e il centrodestra hanno avviato il confronto, ricevendo una porta chiusa in faccia dalle opposizioni. Un “no” secco, sul metodo e sul merito della proposta di cambiare le modalità di voto fin dal prossimo appuntamento con le urne, nel 2027. La proposta di legge della maggioranza per sostituire il Rosatellum, il modello in vigore, prevede un sistema proporzionale corretto che garantisca governabilità evitando il rischio del pareggio. Ipotizza un forte premio di maggioranza o un ballottaggio, liste bloccate e l’indicazione obbligatoria del premier. L’obiettivo principale che si pone il progetto è la stabilità dell’esecutivo: governa chi vince. Come spiega Giovanni Donzelli, deputato ai vertici di Fratelli d’Italia: “Non vogliamo più che nascano coalizioni di Palazzo, dentro le quali anche chi ha meno voti può governare”. Giusto.

Il problema si pone sulla possibilità dell’ampio premio di maggioranza: lo schieramento che raggiunge il 40 per cento dei consensi potrà contare su una “correzione” al rialzo che permetta appunto la piena governabilità. Di quanto deve essere il premio? Il nodo sottolineato dalle opposizioni è che, a questo punto, la maggioranza che verrà fuori potrà nominare da sola, ad esempio, i membri della Corte costituzionale e, soprattutto, il nuovo presidente della Repubblica. In altre parole, avrà l’opportunità di decidere senza l’imprescindibile confronto istituzionale e politico la massima carica dello Stato. Di più, c’è chi intravede nella proposta del centrodestra l’introduzione surrettizia del famoso premierato, una delle questioni sulle quali puntava Giorgia Meloni nel suo programma di governo.

Argomenti tutt’altro che insignificanti per l’impianto democratico del Paese, che richiedono una discussione approfondita e, vista la portata della riforma, una condivisione la più ampia possibile. Che al momento non c’è, anzi, c’è il muro contro muro. Sempre Donzelli chiarisce: “Il dialogo l’abbiano cercato noi, prima ancora di scrivere una riga della nuova legge”. Sul fronte avversario si sospetta una sorta di trappola politica. Tanto più che la riforma elettorale viene giudicata secondaria rispetto a problemi di maggiore impellenza per il Paese, a cominciare da quelli economici, della sanità, dell’energia e di tutto quanto, sempre secondo il centrosinistra, sta impoverendo la nazione, e tocca direttamente la qualità della vita dei cittadini.

La sensazione – è l’accusa –  è che si voglia approvare una legge funzionale ai partiti e non agli elettori. I quali dovrebbero e vorrebbero tornare a contare nelle scelte elettorali. Come? Magari restituendo loro la possibilità di esprimere le preferenze, istituto cancellato anche dal Rosatellum che impone candidati indicati dalle segreterie. Attesa l’urgenza di norme nuove, così come avvertono i partiti di governo, è necessario fronteggiare il diffuso assenteismo alle urne. Nemmeno si può pensare che la gente torni a votare se togli il potere di scelta. Oggi nemmeno si conoscono i parlamentari del proprio collegio perché sono decisi dai capi partito. E questo non è il massimo per la democrazia rappresentativa.

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