CAIRATE – Il sopralluogo di questa mattina, lunedì 16 settembre, ha dato il risultato che la Procura di Busto Arsizio e i Carabinieri inseguivano da mesi: in una strada di campagna poco lontana dal luogo dell’omicidio (dove già in passato erano state fatte delle ricerche) sarebbe stato ritrovato il coltello con cui nella notte tra il 26 e il 27 gennaio Andrea Bossi, 26 anni, fu assassinato nella sua abitazione di Cairate. Per la sua morte erano stati arrestati alcune settimane dopo Douglas Carolo, 20 anni e Michele Caglioni, 21 anni. L’arma, un grosso coltello da cucina, è stata individuata grazie ad un particolare strumento in dotazione all’esercito arrivato da Bolzano e utilizzato oggi da militari dell’esercito arrivati da Cremona.
Trovata l’arma
Caglioni ha da subito collaborato con gli inquirenti accusando Carolo di aver ucciso da solo Bossi e di non aver parlato nel corso delle settimane perché minacciato. Anche Carolo, dopo un iniziale silenzio, ha dato indicazioni per il ritrovamento dell’arma del delitto ma dicendo di non essere stato lui ad uccidere Bossi. Visto il tempo trascorso dall’omicidio gli accertamenti sull’arma del delitto potrebbero essere estremamente difficoltosi e non definitivi per accertare l’accaduto. Il coltello è stato trovato a Cairate in una strada sterrata non lontano dal luogo dell’abbandono suggerito da Carolo
In carcere da febbraio
Carolo e Caglioni sono in carcere dallo scorso 28 febbraio. L’analisi dei tabulati telefonici e i frame delle immagini di videosorveglianza dei sistemi pubblici e privati della zona permisero alla Procura di ricostruire minuto per minuto la fase antecedente all’omicidio. Che si è consumato alle 23.43, il momento esatto in cui la vicina ha sentito un tonfo – presumibilmente il corpo di Bossi che cade a terra – e il cane della vittima che ha cominciato ad abbaiare in modo anomalo. I due indagati, inoltre, sarebbero riconoscibili (uno dai vestiti indossati, l’altro dal volto) dai frame della videocamera del bancomat in cui si sono recati alle 4.39 per prelevare il contante dalle carte di Bossi. Durante gli interrogatori, però, hanno cominciato ad accusarsi a vicenda, sostenendo che non fossero presenti al momento dell’omicidio e che sarebbero arrivati in casa di Bossi a omicidio compiuto. Il grado di coinvolgimento e le precise responsabilità sono dunque ancora in fase di attribuzione. Il ritrovamento dell’arma del delitto può aiutare ora ad accertare con maggiore precisione la verità.
Cairate, omicidio Bossi: si cerca, ma l’arma del delitto non si trova
omicidio bossi ritrovato coltello – MALPENSA24
