Varese, omicidio Limido: Manfrinati tenta la carta della legittima difesa

VARESE – Nel corso dell’udienza davanti alla Corte d’Assise è stato ascoltato il medico legale Francesco Maria Avato, già direttore dell’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Ferrara, incaricato di valutare la compatibilità delle lesioni riportate da Marco Manfrinati con i reperti sequestrati, in particolare il ferro da golf e il coltello. Manfrinati ha ucciso con oltre 40 coltellate, di cui 20 al volto, il suocero Fabio Limido e ha quasi assassinato, sempre a coltellate, la moglie Lavinia Limido, aggredendo entrambi il 6 maggio 2024 in via Menotti a Varese.

L’aggressione a Lavinia

Secondo il consulente, dalle immagini video emerge che Fabio Limido avrebbe colpito inizialmente l’auto di Manfrinati e successivamente il suo braccio, per poi raggiungerlo con altri colpi alla coscia. Le lesioni documentate risultano localizzate alla mano sinistra, al braccio e alla coscia sinistra e sono state definite di natura contusiva. Va sottolineato che Limido è intervenuto in difesa della figlia. Manfrinati, che non avrebbe dovuto avvicinarsi alla donna e che era armato di coltello, ha aggredito Lavinia continuando ad accoltellarla mentre la donna era a terra.

Intervenuto per salvare la figlia

Il padre, con un vicino, è intervenuto per salvare la figlia. Di fatto Lavinia deve al sacrificio del padre, morto sotto i colpi di Manfrinati, la vita. Nel corso del dibattimento, inoltre, è emerso che Limido portava con sé la mazza da golf  per difesa. Manfrinati si era reso protagonista di atti persecutori nei confronti sia della moglie che della famiglia della donna, l’ex avvocato bustocco per quei fatti è già stato condannato anche in Appello.

Avato ha inoltre evidenziato la presenza di lesioni ecchimotiche in aree del corpo non visibili nei filmati, tra cui la regione latero-cervicale sinistra, la scapola, il braccio e la coscia. Tali segni sarebbero compatibili con una compressione esercitata da un corpo rigido e regolare, riconducibile più a una dinamica di strangolamento che a un impatto ad alta energia. La difesa tenta la carta della legittima difesa, così come già fatto nelle prime fasi del procedimento.

Nella ricostruzione prospettata dal consulente, dopo essere stato colpito, Manfrinati avrebbe ingaggiato una colluttazione con Limido riuscendo a sottrargli il ferro da golf. Le analisi svolte indicherebbero inoltre che, nel momento in cui Limido utilizzò il ferro, Manfrinati non aveva ancora fatto uso del coltello.

Il medico legale ha escluso che la compressione riscontrata al collo possa essere stata causata dalle modalità di fermo adottate dalle forze dell’ordine.

La parte civile

Rispondendo alle domande delle parti civili, Avato ha affermato che la patologia articolare di cui soffriva Limido non comportava una limitazione funzionale permanente, precisando che i dolori si manifestavano soltanto in fasi acute. Una valutazione contestata dall’avvocato Ambrosetti, che ha chiesto un approfondimento specialistico ortopedico ai fini della contestata aggravante della minorata difesa.

La Corte d’Assise ha rigettato le richieste istruttorie formulate dalle parti. L’istruttoria non è stata tuttavia formalmente chiusa e proseguirà nella prossima udienza con ulteriori approfondimenti sulle condizioni articolari di Limido. Le discussioni conclusive sono state fissate per il 10 e 17 luglio e per il 25 settembre.

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