Omicidio Ravasio, la Mantide: «E’ stato Ferretti. Accusano me perché lui fa paura»

Nella foto Adilma Pereira Carneiro

BUSTO ARSIZIO – Nega tutto Adilma Pereira Carneiro, brasiliana di 50 anni, la “Mantide” di Parabiago, a processo davanti alla Corte d’Assise presieduta da Giuseppe Fazio (Marco Montanari a latere) per l’omicidio volontario di Fabio Ravasio, 52 anni, investito e ucciso da quella che inizialmente sembrava essere un’auto pirata, il 9 agosto 2024 a Parabiago.

Nega anche le intercettazioni

Oggi, lunedì 19 gennaio, la donna ha reso esame e, incalzata dalle domande del pubblico ministero Ciro Caramore, che ha coordinato l’indagine, ha negato ogni cosa. Ha negato persino le intercettazioni puntualmente lette dal Pm. Intercettazioni che l’hanno vista parlare di riti magici con spilloni conficcati in diversi parti del corpo di bambole raffiguranti la suocera, il cugino di Ravasio e la commercialista di famiglia. Ovvero coloro che l’avrebbero potuta ostacolare nell’andare all’incasso dell’eredità del compagno ucciso. Per l’accusa il movente è sempre stato economico. Niente magia nera, «sono stata perseguitata per la mia religione», niente tentativo di far passare per figli di Ravasio i due gemelli che portano invece il cognome di Marcello Trifone, coimputato nello stesso processo, e tuttora marito della donna. Nega di aver imbeccato lo stesso Trifone, dopo l’omicidio, mentre, sempre intercettata gli ordina di prendersi tutta la colpa dell’accaduto adducendo un movente passionale. Trifone avrebbe dovuto rivelare agli inquirenti di essersi scoperto omosessuale arrivando ad uccidere Ravasio per gelosia. 

Le accuse a Ferretti

Nega e accusa. Nello specifico la Mantide oggi ha accusato, lo aveva già fatto in interrogatorio, Massimo Ferretti, ex amante e coimputato. Geloso di Ravasio avrebbe orchestrato il piano per assassinarlo. Ferretti, subito dopo l’arresto, era stato il primo a collaborare. Lo ha fatto anche durante l’esame in aula assumendosi le proprie responsabilità e indicando in Adilma, così come gli altri coimputati, compreso il figlio della donna alla guida dell’auto killer, l’ideatrice del piano omicida. Alla domanda sul perché tutti accusavano lei la Mantide ha risposto: «E’ più facile accusare me, io sono innocua. Ferretti è pericoloso, nel suo bar c’è un giro di spaccio e conosce persone pericolose. Lo fanno perché lui li ha minacciati – l’imputata non ha però chiarito in quali circostanze – di Ferretti hanno tutti paura».

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