VARESE – La Openjobmetis è ancora viva. E lotterà fino alla fine per evitare l’ignominia della retrocessione in A-2 proprio nella ricorrenza degli 80 anni di fondazione. Una affermazione scontata, avvalorata da 3 episodi “fuori campo” che ci hanno particolarmente colpito. E che, tutto sommato, ci fanno ben sperare, nonostante gli ennesimi (stucchevoli) balbettii di un front office che quest’anno ha sbagliato tutto il possibile (il balletto Johnson-Gray-mercato rischia di essere l’ennesimo “capolavoro”). Varese è ancora viva. Nonostante tutto.
La faccia di Kastritis
Cesare Lombroso e la fisiognomica non c’entrano. Giannis Kastritis ha voluto metterci la faccia, letteralmente, nel post partita contro Reggio Emilia. Con le luci del palazzetto oramai spente ha fatto a due a due i gradoni della Itelyum Arena e si è presentato nuovamente ai giornalisti per ribadire con forza i concetti espressi (e forse un po’ troppo sinteticamente tradotti) in sala stampa. “I ragazzi non staranno bene nello spogliatoio. Non dobbiamo essere frustrati, perché li vedo lavorare duramente durante la settimana. Le prossime partite saranno delle finali e la vittoria arriverà presto, ne sono sicuro”. Ammirevole. Kastritis di sicuro crede alla salvezza, come ribadito nel programma L’Ultima Contesa condotto da Fabio Gandini. Di fronte ai tanti silenzi della società, ci viene da dire che il coach greco (nella foto di Camilla Bettoni) sembra essere quello che ci crede più di tutti. Non vorremmo fosse l’unico (giocatori esclusi).
L’auto punizione di Elijah Mitrou-Long
A chi ha indugiato nel post partita al palazzetto non è certo passata inosservata una sorta di auto punizione a cui si è costretto Elijah Mitro-Long. EML è andato negli spogliatoi insieme ai suoi compagni, si è cambiato ed è subito tornato in campo per una sessione supplementare di tiro. Gli assistenti allenatori costretti a passargli il pallone e il play greco-canadese a tirare da tutte le mattonelle dopo una partita sicuramente poco brillante per produzione offensiva. Mentalità.
Il ruggito dei tifosi
Avremmo potuto chiamarla contestazione, ma così non è stata. Negli ultimi minuti e al termine della partita contro Reggio un tifoso ha provato a “interloquire” con Zach Sogolow, poi raggiunto da Maks Horowitz. I toni erano certamente concitati, come ovvio dopo una sconfitta, l’inglese forse non era dei migliori, ma il contenuto è stato addirittura di incoraggiamento (“dai, bisogna crederci, noi siamo qui” avrebbe detto il tifoso, immortalato dalla foto gentilmente concessa da Flavio Vanetti). Una dimostrazione di passione e civiltà, di delusione e di attaccamento alla malia. A dimostrazione che il popolo biancorosso non ci sta a subire passivamente una striscia aperta di 7 sconfitte consecutive.

