Ora l’hanno visto arrivare

vannacci partiti elezioni

Il centrodestra che canta vittoria per il risultato elettorale di Venezia, dove ha sbaragliato il campo smentendo tutti i pronostici, comincia a guardare con vera preoccupazione al Generale Roberto Vannacci, che, lui sì, manda segnali per il futuro (non a caso il suo nuovo partito si chiama Futuro Nazionale). E che segnali, benché parziali, circoscritti ad alcune città marginali nel contesto più vasto della politica, ma tutt’altro che da sottovalutare. Vigevano, ad esempio, dove il candidato che aveva come riferimento ufficiale Vannacci, Furio Suvilla, conquista il 14 per cento dei consensi. O come a Legnano, con Carolina Toia, fuoriuscita dalla Lega e sponsorizzata, ma senza insegne palesi, dal “Futuro” vannacciano: 11 per cento dei voti, ben oltre il movimento di Salvini, esattamente come a Vigevano.

Se le premesse sono queste, il Generale avrà agio di schierare con prevedibile successo le sue truppe tra un anno, alle amministrative nelle grandi città e alle politiche. Truppe che piano piano vanno prendendo posizione un po’ dappertutto sui territori, e sbarcano a Palazzo Pirelli con due consiglieri, Luca Ferrazzi e Pietro Macconi. L’obiettivo? Piantare una solida bandierina nell’istituzione regionale e lanciare un messaggio: ci siamo anche noi. Ci siamo e, soprattutto, ci saremo.

Qui viene il bello. Con quali intenzioni si presenta Vannacci? In conferenza stampa a Milano, sotto gli occhi dello stesso Generale, Ferrazzi e Macconi hanno parlato di dialogo aperto col centrodestra, anche se formalmente non sono ancora costituiti in un gruppo politico (ci vogliono almeno tre consiglieri) e sono confluiti nel “misto”. La maggioranza di Palazzo Lombardia non ha numericamente bisogno di loro, ma la loro eventuale adesione a supporto dell’esecutivo di Attilio Fontana avrebbe un preciso significato politico. Dialogo che, a Vigevano e Legnano, significherebbe invece sostegno ai candidati del centrodestra al ballottaggio. E lì, in qualche modo, il loro impegno per lo “spareggio” del 7 giugno potrebbe rivelarsi decisivo.

Allargando il problema alle questioni romane, c’è da capire, collocandosi a destra della destra, come si comporterebbe il Generale a urne chiuse, vincendo a quel punto la riottosità di coloro i quali guardano a lui, da angolazioni diverse, con rancore o con preoccupazione, Lega e Forza Italia per essere chiari. Senza scordare che i voti, Futuro Nazionale, li va a prendere anche dai “Fratelli” di Giorgia Meloni, campagna acquisti che provoca irritazione. Per dirla in un altro modo, sono tutti coinvolti. E nessuno, a questo punto, può dire di non averlo visto arrivare, Roberto Vannacci. La sua strategia politica è disvelata ampiamente, la sua agenda scuote i partiti, evoca e ripropone un passato di inquietudini collettive, ma piace a un certo elettorato sempre più scontento della politica politicante, che sceglie altri approdi; tra liste civiche (Venezia) o tra le novità che provano a sparigliare dentro un confuso e inconcludente contesto dove i veri problemi delle persone sono al massimo sullo sfondo.

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