VARESE – «È sempre difficile immaginare la preistoria: penso che il lavoro fatto per “Antiche tracce – La vita in palafitta” sia molto buono e approvo l’idea di non aver messo il parlato». Così Barbara Cermesoni, archeologa conservatrice dei musei civici di Varese, ha risposto ieri, giovedì 4 settembre, a Marco Castiglioni, direttore artistico e conduttore di Varese Archeofilm insieme a Giulia Pruneti, sul titolo che ha aperto la prima tranche di proiezioni nella seconda serata del festival che, dedicata al rapporto tra cortometraggio e scienza, ha visto come altro ospite in Sala Montanari Massimo Lazzaroni, direttore organizzativo di Cortisonici.
Un patrimonio di conoscenze complesso
Sebbene girato e ambientato nel sito Unesco del Parco Archeo Natura di Fiavé in Trentino Alto Adige, l’opera presenta innumerevoli punti di interesse riguardo ai siti palafitticoli dell’Isolino Virginio, di Bodio e Monate. «Non sappiamo come parlavano ma è palese che lo facessero – ha spiegato Cermesoni – il grado di cognizioni che avevano gli abitanti delle palafitte era complesso: infatti non mi piace la parola “primitivo”, che comporta un giudizio di valore, preferisco usare “preistorico”. Inoltre queste popolazioni si parlavano tra loro, perché il livello di organizzazione della loro vita presumeva che lo facessero per passarsi informazioni».
Un paleosuolo da tutelare
«L’Isolino Virginia – ha poi ricordato l’archeologa – spicca tra i 111 siti palaffitticoli di quello seriale Unesco dell’arco alpino a causa della sua lunga frequentazione, che durò alcune migliaia d’anni. Sono state rivenute testimonianze come resti di ossidiana provenienti dalla Sardegna, a indicare che probabilmente era un centro commerciale. Ora è tornato visitabile è il suo museo sarà aperto dalla prossima stagione, che avrà inizio a marzo o ad aprile». Con un monito: «Gestire un’area come quella dell’Isolino è molto impegnativo, si tratta di un paleosuolo in cui scendendo di pochi centimetri puoi trovare sotto una ceramica. Quindi non è possibile renderlo troppo accessibile, provate a immaginarci mille persone sopra contemporaneamente: in ogni caso il suo primo baluardo è il comportamento di chi ci va».
Il numero degli abitanti
Come ha raccontato Lazzaroni riguardo a Cortisonici, «la nostra associazione è nata da quella di Filmstudio 90 con l’intento di dare visibilità a prodotti che non ne avevano e nel contempo dare spazio, come porta di accesso, a giovani autori, tenendo conto che, essendo il cortometraggio un formato che spesso non ha destinazione commerciale risulta anche più libero da vincoli e si può sperimentare. Ci accorgemmo subito che c’era una certa vitalità in tal senso nelle scuole: in particolare a Varese all’Istituto Einaudi e al liceo artistico. Il cinema nasce corto: i primi film erano infatti dei cortometraggi». Dopo aver espresso il suo apprezzamento per “Sui tetti di chi dorme”, uno dei documentari in programma, ha interrogato Cermesoni sulla popolazione presente all’Isolino Virginia: «Non si può quantificare con precisione ma certo non erano tante persone – questa la risposta – tenendo anche conto che la sua condizione attuale non è identica a quella della preistoria, soprattutto per i vari cambiamenti nell’innalzamento o meno del lago. Sicuramente nel Neolitico era collegato con la sponda di Biandronno e si può parlare di poche decine di persone, venti o trenta».
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