PARABIAGO – Interrogato oggi, giovedì 29 agosto, Fabio Oliva, il meccanico di Parabiago fermato su ordine del pubblico ministero di Busto Arsizio Ciro Caramore, perché coinvolto nell’omicidio di Fabio Ravasio, 52 anni, investito e ucciso lo scorso 9 agosto mentre era in bicicletta a Parabiago. Ad ordinare l’esecuzione, stando agli inquirenti, sarebbe stata la compagna di Ravasio Adilma Pereira Carneiro, la brasiliana un po’ mantide e un po’ circe che aveva raccolto intorno a sé diversi complici, tutti uomini, per portare a termine il suo piano: uccidere l’ex compagno per impossessarsi dei beni che possedeva.
Il meccanico amante
Oliva avrebbe rimesso in moto la Opel Corsa intestata a Pereira Carneiro consigliando la donna – della quale parrebbe essere stato l’ennesimo amante – di usare quella vecchia auto malmessa con una lettera della targa modificata. Espediente che non ha però ingannato gli inquirenti, i quali hanno acquisito i video delle telecamere nel raggio di 10 chilometri dal luogo dell’incidente, trovando l’auto e identificandola.
Sentito, di nuovo, Mirko Piazza, che da subito ha dichiarato agli inquirenti che alla guida della Opel c’era Igor, il figlio presunto tossicodipendente della mantide. Accanto a lui Marcello Trifone, marito della donna dal 2015, poi abbandonato nel 2018 quando un crac finanziario gli ha dilapidato le ricchezze facendo comunque introitare alla moglie la casa di vacanza a Mentone, in Francia.
I riti magici
C’è un mondo intorno ad Adilma Pereira Carneiro. Dietro di lei, una lunga scia di sangue: un primo marito assassinato in circostanze misteriose in Brasile, un secondo marito morto d’infarto a 48 anni che le ha lasciato una casa a Vieste, in Puglia. Quest’ultimo, Michele Della Malva, condannato a 29 anni per aver commesso due omicidi, è morto misteriosamente a casa della “vedova nera” durante un permesso premio ottenuto dopo la condanna.
I figli
Poi c’è Trifone, che a quanto pare viveva da recluso con lei che gli portava il cibo a casa per non far insospettire Ravasio e i famigliari di questi. E due figli, sino a pochi mesi fa riconosciuti come Trifone, poi all’improvviso chiamati Ravasio. La donna, per gli inquirenti, aveva un singolare potere seduttivo. Che derivava anche dai riti magici messi in campo come seguace della religione candomblé. Riti magici che tutti temevano, con sacrifici di cuori e cervelli di animali. La donna pare essere stata molto vicina al sacerdote a capo del culto, al quale gli adepti devono offrire beni materiali, ottenendo il permesso di accumularne a loro volta.
