Processo Mantide, «mi chiesero di trovare il killer di Ravasio. Offrivano 10mila euro»

Nella foto il pubblico ministero Ciro Caramore e l'ufficiale di Polizia Giudiziaria Antonello Ciriaci

BUSTO ARSIZIO – «Fu Massimo Ferretti a chiedermi se potessi uccidere Ravasio o se conoscessi qualcuno nel mondo ultras disposto a farlo. Offrivano una ricompensa di 10mila euro». Nel processo che vede imputate otto persone per l’omicidio di Fabio Ravasio, assassinato lo scorso 9 agosto a Parabiago è stato sentito oggi, lunedì 5 maggio, anche un conoscente di Ferretti. Ferretti che, va ricordato, ha collaborato dopo l’arresto e ha ammesso le proprie responsabilità chiedendo perdono ai genitori di Ravasio ad inizio processo rendendo spontanee dichiarazioni.

10mila euro per uccidere Ravasio

Ferretti, titolare del bar di Parabiago dove i presunti sodali avrebbero organizzato il piano omicida, era l’amante di Adilma Pereira Carneiro, brasiliana, 49 anni, compagna di Ravasio, considerata dagli inquirenti la mente del progetto assassino. Il teste ha spiegato di aver conosciuto Ferretti perchè il Milan Club parabiaghese frequentava il bar di quest’ultimo. «Ferretti mi disse che agiva per mandato di Adilma. Che era stata lei a dire che l’omicidio doveva sembrare un incidente». Il teste ha spiegato di aver quasi picchiato Ferretti, con quest’ultimo che gli diceva di essere nei guai. Da quel momento non ha più visto o sentito il barista precisando anche di aver notato un cambiamento: «non era più lui, nel suo bar era ormai una nullità».

Lettere di Adilma a Trifone

Oggi davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Busto Arsizio presieduta da Giuseppe Fazio è stato sentito anche un compagno di cella di Marcello Trifone, marito della 49enne, anche lui a processo per l’omicidio di Ravasio. Il teste ha spiegato che Trifone era sull’auto che investì Ravasio (alla guida per il Pm Ciro Caramore che ha coordinato le indagini c’era Igor Benedito, figlio di Pereira Carneiro) e che questi gli aveva rivelato che se non avesse fatto il lavoro era stata promessa «una fossa anche a lui». Lo stesso teste ha raccontato delle lettere inviate dalla 49enne a Trifone in carcere, lettere con le quali gli chiedeva di cambiare avvocato (fatto già emerso) e che lo avrebbe sistemato una volta uscita.

Mi avete ucciso il figlio

Pereira e Trifone nel corso di tutta l’udienza di oggi hanno continuato a confabulare tanto da spingere la madre di Ravasio, Annamaria Trentarossi a gridare «Mi avete ucciso il figlio, adesso mi mancate anche di rispetto». La 49enne ha tentato una reazione arrogante bloccata dall’intervento della Polizia Penitenziaria.

Processo Mantide, «Volevano uccidere anche la madre di Ravasio»

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