BUSTO ARSIZIO – Costa di più la seduta di commissione, tra gettoni di presenza e straordinari del personale, che non i “debiti fuori bilancio” di cui è chiamata a discutere. Il paradosso a palazzo Gilardoni, dove ieri pomeriggio, 26 marzo, la commissione bilancio-affari generali si è riunita, per 16 minuti esatti, per trattare un unico punto, una spesa da 255 euro e 30 centesimi per via di quattro sentenze del giudice di pace in cui il Comune è risultato soccombente.
Le sentenze del Giudice di Pace
Come spiegato dall’assessore al bilancio Alessandro Albani, si tratta di quattro ricorsi per altrettante ingiunzioni di pagamento in cui il Comune ha rinunciato a proseguire la causa e il giudice di pace ha dichiarato la “cessata materia del contendere”, prescrivendo all’amministrazione di rifondere le somme dovute per il contributo unificato e i diritti di cancelleria. Vale a dire, 43 euro in tre casi e 126,30 euro nel quarto ricorso. I verbali erano relativi ad un divieto di sosta, ad una mancata comunicazione del conducente a cui decurtare i punti per un eccesso di velocità e a due violazioni dei Dpcm all’epoca dei lockdown per il Covid. Tutti cancellati. «Solitamente in seguito a errori di notifica – ha fatto sapere la vicecomandante Cristina Fossati – su un monte di 40.209 verbali può succedere». Un’inezia, che però si tramuta in un debito fuori bilancio per Palazzo Gilardoni.
I conti della serva
Il paradosso è che per discutere di questi 255 e rotti euro di debiti fuori bilancio, si è mobilitata una seduta di commissione che, tra i gettoni di presenza dei consiglieri e gli straordinari del personale presente in sala esagonale, finirà per costare più della stessa somma oggetto della delibera. Basta fare un calcolo “spannometrico”: solo 34 euro lordi circa di gettone di presenza per sei consiglieri presenti (su nove) fanno in tutto poco più di 200 euro, se poi aggiungiamo la presenza di cinque dipendenti in straordinario (più una dirigente) arrivare a toccare i 255 euro di costo complessivo è un attimo.
Corto circuito normativo
Si poteva evitare di convocare la seduta di commissione? In realtà no, perché la delibera che assicura la copertura di spesa ai debiti fuori bilancio è all’ordine del giorno del consiglio comunale del 31 marzo – prima occasione utile per poter consentire agli uffici comunali di versare le somme dovute ai cittadini che hanno vinto i ricorsi – e il regolamento impone la discussione, e il voto, in commissione prima del passaggio in aula. Una tipica storia all’italiana di corto circuito tra norme che finiscono per non guardare in faccia alla realtà, ma soprattutto ai “conti della serva”.
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