Giulio Giorello, uno degli ultimi eretici del Novecento

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Giulio Giorello

di Ivanoe Pellerin

Cari amici vicini e lontani, il 14 maggio 2020 abbiamo perso un intellettuale anticonformista di grande spessore. Prendo a prestito il titolo di un noto giornale che caratterizza al meglio il suo profilo: “Per essere un filosofo come lui ci vogliono scienza e libertà”. Mi pare davvero perfetto.

Nato nel 1945 a Milano, la sua amata città dove viveva, dove ha vissuto intensamente, dove ha lavorato con grande impegno e dove aveva la cattedra di Filosofia della Scienza presso l’Università degli Studi, a Milano è morto Giulio Giorello. Filosofo e matematico, allievo di Ludovico Geymonat, il più grande filosofo italiano del Novecento, ha insegnato in diverse facoltà di Ingegneria (Pavia, Catania, Insubria, Politecnico di Milano) prima di tornare alla filosofia. Giorello ha presieduto la società italiana di Logica e di Filosofia della Scienza ed è stato anche presidente del Premio Internazionale di Giornalismo di Positano. É stato un grande divulgatore, convinto com’era che anche gli argomenti più complessi potessero essere affrontati in forma divulgativa e potessero coinvolgere anche i lettori più lontani e distratti.

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Ivanoe Pellerin

È riuscito a introdurre nel dibattito italiano quegli argomenti lasciati per molto tempo ai confini poiché considerati “per specialisti” come le neuroscienze, la matematica (ça va sans dire), la psicologia evolutiva, la fisica delle particelle, persino la paleontologia ma anche la mitologia, la ricerca filosofica ed il moderno dibattito sull’etica individuale e sociale. Ha davvero molto lavorato per superare le evitabili barriere fra il pensiero scientifico e quello umanistico. Un po’ sulla scia dell’impegno iniziato con un grande movimento culturale dalla bioetica negli anni ’70.

Grande colto, di quella cultura che oggi non va più di moda ma che per alcuni è il sale della vita, Giorello è intervenuto più e più volte intorno ai molti temi della nostra epoca come il destino dell’uomo e financo i voli nello spazio e l’astronomia. Allergico a tutte le ortodossie, amava i sapienti irregolari, i filosofi un po’ ai margini come Baruch Spinoza e Paul Karl Feyerabend, gli scrittori difficili come William Faulkner e James Joice, i paladini della libertà come John Stuart Mill (che modestamente amo anch’io) e Giordano Bruno.

Epoche e visioni molto diverse ma con fili conduttori convergenti là dove emerge la necessità di imbracciare le armi della critica per valutare convenientemente gli avvenimenti che ci vengono incontro. Ha condiviso la concezione di Mill secondo la quale, nel suo percorso alla ricerca della felicità, un individuo è libero fino a quando non arreca danno agli altri; ed anche che l’individuo è libero di esprimere il proprio dissenso dalle idee dominanti, di non conformarsi ad un modello di opinioni prestabilito, ai sentimenti e alle usanze che la società impone coma norma di condotta.

Ecco, credo che questa possa essere interpretata come la sua cifra. Giorello aveva bene in mente la fragilità e la limitatezza umane ma si muoveva alla ricerca con coraggio ed onore. La Scienza (quella con la esse maiuscola) era il suo grande amore ma era esperto di whisky che collezionava (anch’io), delle nuvole parlanti (fumetti) e aveva in simpatia i fuorilegge ed i filibustieri, quelli colti e simpatici, e non esitava ad assumere posizioni di confine qualora fossero eticamente fondate. La scienza era quella di Russel e di Popper, fallibile, naturalmente scettica verso le certezze assolute, insofferente all’intolleranza e alla tirannia, anche quella della maggioranza. A questo proposito non sentite qualche prurito di fronte all’attuale situazione politica?

La libertà, alla Thomas Jefferson, era il suo pallino, la base del suo pensiero, il suo punto di partenza e … il suo punto d’arrivo (in realtà ricercava il punto d’arrivo). Ha partecipato ad innumerevoli dibattiti ed ha scritto moltissimo. Il libro di maggior successo è stato “Di nessuna chiesa” per i tipi di Raffaello Cortina, una sorta di rivendicazione laica di fronte ai fondamentalismi confessionali e alle affermazioni dogmatiche. Mai fazioso, ha spesso dialogato con il cardinal Martini, per esempio nel libro “Ricerca e cari”, ed ha scritto con Dario Antiseri, cattolico liberale, “Libertà”, una riflessione a più voci rivolta a credenti e non credenti.

Cari amici vicini e lontani, come avete capito, una mente libera e aperta che non si prendeva tropposul serio, come nel libro “La scienza fra le nuvole”, che aveva come eroe preferito Tex Willer  e che amava l’universo Disney. Infatti il libro che vi consiglio è “La filosofia di Topolino”, un libro agile, facile da leggere, una scorribanda intellettuale, un’avventura del pensiero rivolta alla vita in tutte le sue forme. Di Giulio Giorello, il suo fraterno amico, Edoardo Boncinelli ha scritto: “Era una delle voci più penetranti, libere e pulite del mondo culturale italiano di questi tempi, tempi poco trasparenti e sottilmente tendenziosi”. Non si può dire meglio di così.

pellerin giorello filosofo – MALPENSA24