TORINO – Rendicontazione e scadenze rispettate per la prima tranche di obiettivi legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza in Piemonte. In base al cronoprogramma fissato a livello nazionale per l’invio dei dati ai ministeri competenti – propedeutico alla successiva certificazione europea di fine agosto –, la Regione ha comunicato il raggiungimento dei target previsti per la scadenza del 30 giugno.
I numeri del Piano
Secondo i dati presentati questa mattina a Torino dal presidente della Regione, Alberto Cirio, l’ente ha finora gestito direttamente 2.419 progetti per un valore complessivo di 1,78 miliardi di euro.
Una quota parte che si inserisce nel quadro più ampio degli oltre 39 mila interventi complessivi (pari a circa 10 miliardi di investimenti) che sul territorio piemontese coinvolgono anche enti locali, università e aziende.
Nel dettaglio del report regionale, sono 44 i traguardi indicati come completati alla data del 30 giugno, mentre gli ultimi 3 per questa fase dovranno essere chiusi entro il 31 agosto.
Risorse aggiuntive
I dati della direzione regionale registrano un superamento dei parametri minimi richiesti da Bruxelles in 11 specifici ambiti, legati in particolare a cultura, digitalizzazione e assistenza domiciliare.
Questo scostamento positivo ha sbloccato una quota di premialità pari a 35 milioni di euro di risorse aggiuntive. Fondi che, sul piano pratico, avranno come destinazione il finanziamento di corsi di formazione professionale per l’inserimento lavorativo di ulteriori 5.300 persone, l’acquisto di due treni a zero emissioni (che vanno a integrare i sette già previsti), il supporto digitale per i cittadini e all’ingaggio temporaneo di 15 esperti a supporto amministrativo degli enti locali per la gestione delle pratiche.
Il monitoraggio dell’impatto economico
«Sui fondi europei e sul Pnrr abbiamo rendicontato quanto richiesto nei tempi stabiliti » ha spiegato il presidente Alberto Cirio nel fare il punto sullo stato di avanzamento dei cantieri e dei progetti.
«Non era un passaggio scontato data la complessità di alcune misure, ma il rispetto del cronoprogramma assicura la continuità dei flussi finanziari».
L’amministrazione ha inoltre commissionato a Ires Piemonte uno studio specifico per analizzare le ricadute economiche effettive sul tessuto imprenditoriale locale e l’impatto occupazionale generato dai singoli appalti, i cui risultati serviranno per pianificare la successiva programmazione dei fondi strutturali europei per il periodo 2028-2035. I dati di dettaglio e il report completo con tutti i traguardi sono in rete sul portale telematico della Regione.
Il “controcanto” del Pd: manca il personale
«Il presidente Cirio celebra le risorse europee spese e rendicontate bene. Ma i cittadini non misurano il successo del PNRR contando le pratiche inviate a Bruxelles: lo misurano dai servizi che trovano aperti sotto casa». Lo dichiarano Daniele Valle, vicepresidente della Commissione Sanità del Consiglio regionale, e Domenico Rossi, consigliere regionale e segretario regionale del Partito Democratico, commentando la conferenza stampa con cui il presidente Alberto Cirio ha rivendicato il raggiungimento del 100% degli obiettivi PNRR.
«Se guardiamo alla sanità territoriale, che rappresenta una delle sfide più importanti finanziate dal PNRR, il quadro è molto meno trionfale di quello raccontato dalla Giunta. Gli ultimi dati Agenas, presentati da Gimbe a Torino poche settimane fa, sulle Case della Comunità mostrano infatti che il Piemonte è ancora lontano dall’obiettivo di trasformare gli edifici finanziati dal PNRR in servizi realmente disponibili per i cittadini» spiegano i consiglieri Dem.
«Al 30 dicembre il Piemonte risultava avere appena il 14,6% delle case di comunità con i servizi obbligatori per legge. Tra queste, solo il 5,2% delle Case della Comunità con presenza medica e infermieristica e un 9,4% privo di medici e infermieri in pianta stabile. Un dato inferiore alla media nazionale e molto distante dalle regioni più avanzate, come Valle d’Aosta, Lombardia, Liguria ed Emilia-Romagna».
«Se una Casa della Comunità non dispone della presenza dei professionisti che la rendono operativa, i cittadini continuano a rivolgersi ai pronto soccorso e alle strutture ospedaliere, vanificando lo spirito stesso della riforma» concludono Rossi e Valle».
