La campagna elettorale per le consultazioni regionali di domenica 12 e lunedì 13 sinora non pare abbia riservato particolari sussulti. Quanto meno in provincia di Varese è caratterizzata dal marketing dei singoli candidati piuttosto che da un concreto confronto di idee e di programmi. Tra inviti ad apertivi e cene pre elettorali è tutto un florilegio di appuntamenti per farsi conoscere o, se volete, per farsi riconoscere da un elettorato distratto, in ampia parte disinteressato alle urne o, addirittura, ignaro del fatto che tra una decina di giorni si vota per Palazzo Lombardia.
Forse anche per questa svagatezza collettiva si riducono al minimo i contenuti, si parla poco dei problemi concreti. Acchiappa di più il fervorino e l’immagine ritoccata col photoshop pubblicati sui social – i mezzi più utilizzati e prolifici di comunicazione – che qualunque altro discorso attorno alle questioni amministrative più stringenti. Discorso che ascolterebbero in pochi, magari soltanto gli addetti ai lavori.
Segno dei tempi, avverte qualcuno. Segno di una politica bolsa, che avrebbe sempre e comunque molto da dire, ma evita di dirlo per non scocciare l’elettorato. Così si finisce per parlare di niente, tranne che sottolineare i personalismi, puntando l’indice contro gli avversari: io sono bravo, capace, disponibile, il mio competitor non vale una cicca. E quando si toccano i temi veri lo si fa in modo generico, cercando di non esagerare, tanto nessuno ti ascolterebbe fino in fondo. Vince la rassegnazione.
Scontato, i modelli dell’informazione politica sono cambiati. I problemi però sono quelli di sempre, e qualcuno in più. Ad esempio, in provincia prende il sopravvento l’ospedale unico tra Busto Arsizio e Gallarate, che si inserisce nella vasta, irrisolta vicenda della sanità lombarda. Qui i candidati si spendono maggiormente, essendo il progetto ospedaliero molto partecipato dai cittadini. C’è chi si approccia furbescamente alla questione, cavalcando l’onda emozionale della gente: facciamolo qui, facciamolo là, non facciamolo più. Proposte che arrivano a iter procedurale avviatissimo e provano a sparigliare con un obiettivo preciso: ottenere consenso. Dinamiche nelle quali eccelle il Partito democratico.
Al di là di questo specifico tema, non intravvediamo candidati che si scaldino per altre situazioni particolari e precise. Lasciateci dire che, senza generalizzare (ci mancherebbe), la loro platea non offre tante vette d’eccellenza tali da qualificare il confronto politico. Anche questo è un segno dei tempi. Al punto che la prossima settimana, che precede l’apertura delle urne, sarà dominata dal Festival di Sanremo, destinato a catalizzare l’attenzione generale, come sta già accadendo. Figurarsi quale interesse susciterà il resto, a cominciare da una politica che continua a rivelarsi politicante. A discapito di tutti noi. E delle urne.
