Ponte di via Milano a Jerago, Marino: «Brutto e costoso. Devasta la zona»

Jerago ponte milano ferrovia

JERAGO CON ORAGO – «Non si può definire “storico” ciò che è semplicemente il recupero di un’opera già pronta, finanziata, e poi abbandonata». Sull’approvazione del progetto esecutivo del ponte di via Milano, è Salvatore Marino (capogruppo di opposizione) a replicare al sindaco di Jerago con Orago, Emilio Aliverti.

Il progetto

«Il ponte, nel 2008, aveva già un progetto approvato da Rfi, finanziato e con iter completato sotto l’amministrazione Valenti», racconta Marino. «Due corsie da 4 metri, spartitraffico centrale da 1 metro, due marciapiedi da 1,60 metri, compreso quello su via Milano che conduce alla stazione. E, soprattutto, la salvaguardia dei 33 platani esistenti. Tutto per 600.000 euro, già allora coperti da mutuo».

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Il progetto del 2008 inviato da Marino

Perché dunque, il progetto non è andato in porto? Secondo il capogruppo di Gente di Jerago: «Quel progetto fu accantonato dall’amministrazione di cui Aliverti faceva parte solo perché non portava la loro firma». Di più, «nel frattempo sono stati commissionati altri progetti, pagati dai cittadini e messi nel cassato. Il risultato è che oggi ci troviamo a dover spendere un milione e mezzo di euro, con molti anni di ritardo e costi lievitati».

Soldi pubblici

E Marino rincara la dose: «Parlare di investimenti senza debiti è una barzelletta valida per chi non conosce l’amministrazione pubblica. I fondi di Regione Lombardia – spiega – derivano da un mutuo di oltre 500 milioni che la Regione si è accollata per far ripartire l’economia dopo le chiusure del Covid, e finanziare opere già dotate di progetto esecutivo. Quei soldi sono risorse pubbliche, quindi tasse pagate dai cittadini».

L’opera

Non basta, Marino è fortemente critico anche dell’opera in sé, «molto più brutta di quella già progettata nel 2008». Si tratterebbe, secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, di «un mix di cemento e ferro che ha devastato irrimediabilmente la paesaggistica. Il ponte rimane quello che era, con solo un allargamento dei marciapiedi e degli inviti d’ingresso».

«Ma quale “milestone”?»

Ragioni a cui segue il «disaccordo sul merito e sul metodo politico adottato in questi anni». «Oggi – continua Marino – la prendiamo così com’è solo per la sicurezza, non certo perché sia un’opera gradevole o ben fatta». E conclude: «La vera trasparenza non sta nell’autoincensarsi, ma nel riconoscere gli errori e dire chiaramente ai cittadini che non si parte da tempo. Si ripropone come “milestone” ciò che poteva essere già stato realizzato da tempo, senza sprechi e senza devastazioni».

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