di Massimo Lodi
Si può immaginare la via sinodale – il laico cammino insieme- d’un partito nel quale ce ne sono due? Non si può. Se Po minga. La Lega è la Lega. E non si chiamerebbe più così qualora le sue radici venissero snaturate. Dunque o la Lega conserva l’ispirazione delle origini, cioè: 1) ruspante associazionismo espressione del territorio; 2) sindacato d’un Nord disponibile ad accogliere interazioni nel suo agire, ma non modifiche al suo Dna; 3) movimento ideale fidelizzato a princìpi che nessun opportunismo tattico osi minare. Oppure la Lega, punto 4, diventa altro dalla Lega, a cominciare dal nome, ovvero dalla ragione sociale, dal credo dei militanti, dal destino strategico. In sintesi: se Salvini intende proseguire sulla strada indicata da Bossi, e sia pure con le varianti di percorso imposte dai tempi che cambiano, cosa gl’impone un sodale di viaggio come Vannacci, portatore di bagaglio valoriale in nulla simile a quello del Senatùr-fondatore (più epigoni) del movimento padano?
Non si tratta d’una questione nostalgica. Si tratta d’un problema di praticità. Il core business dell’attuale passaggio d’epoca non è la contrapposizione della malinconia/del rammarico al modernismo/alla convenienza. Il core business è tradurre lo spirito d’una intuizione rifondativa della politica, quale fu la Carta non scritta del leghismo e però fotocopiata a destra e sinistra, nell’adesione alle necessità del Nord che è andato modificandosi assieme all’Italia, dagli anni Ottanta a oggi. Salvini fece sua quell’intuizione, e gl’intuitori gli aprirono i cancelli dirigenziali. Ci si aspetterebbe che lo muovesse il dovere d’esser prosecutore d’un lascito così importante, osservando l’etica del federalismo libertario che ammette intese (trattative coi pè in tèra) sui mezzi per raggiungere i suoi fini. Non sui fini, usando qualsiasi mezzo.
Se lo spostamento risoluto a destra, l’affiancamento al lepenismo, l’occhio strizzato a ogni sovranista d’Europa e non solo, gli ammiccamenti a Putin, infine l’arruolamento di Vannacci ritenendolo in grado (e chi, se non un generale?) d’acquisire largo consenso nell’ala della radicalità estrema rappresentano -Salvini pensa che rappresentino- un espediente furbo; ecco, questa trovata di spicciolo cabotaggio rischia non solo d’avere orizzonte stretto (Stretto), quasi al modo del mirabolante Ponte di laggiù che quassù provoca onde/ondate di scetticismo, ma rischia di confondere la Lega 1 con la Lega 2. Rischia di non far capire più niente a chi ormai ignora a quale reale partito è iscritto. Rischia di rompere non il giocattolo, perché qui non si parla d’un divertente oggetto ricreativo. Rischia di rompere la forza politica più longeva rimasta nell’Italia resettatasi dopo il default democristiano-socialista-eccetera. Rischia di condurre a una scissione che da morale può volgersi in materiale: non di colpo, e invece in progress, piano piano, adàsi adàsi a favore degli alleati di coalizione, e non solo. Rischia d’evidenziare, magari all’insaputa dei protagonisti, che il Salvini fiero del suo passato di sacerdote della religione autonomista c’entri zero, ma proprio zero, col Vannacci fiero del suo passato di sacerdote della religione militarista. La perplessità, il timore, l’angoscia aleggianti su Pontida sono questi. Al netto di marce, ovazioni, fischi; applausi, mugugni, silenzi; ospiti graditi e no, ospitanti imbarazzati e idem.
