BUSTO ARSIZIO – Il 6 giugno, termine ultimo entro il quale le 60 squadre di serie C aventi diritto dovranno presentare la domanda di iscrizione (con annessa documentazione, fra cui la tanto “temuta” fidejussione, da quest’anno a rischio raddoppio – da 350k a 700k – qualora l’indice di liquidità sia fuori parametro) si avvicina sempre più. E sempre più – visto il contesto di crisi generale di diverse società (Lucchese in primis, ma non solo…), crescono le speranze della Pro Patria di ritornare in serie C, peraltro con legittime ambizioni di alzare, finalmente, l’asticella.
Riammissione o ripescaggio: sarà serie C
Con la società bustocca prima nella graduatoria delle riammissioni (senza versare neanche i 300k a fondo perduto) e terza in quella dei ripescaggi (dietro a Inter Under 23 e Ravenna), il ritorno dei tigrotti nel professionismo – scongiuri a parte – appare sempre più probabile. I tifosi biancoblù – dopo averne passate di ogni negli ultimi 20/40 anni (“mai una gioia”) – incrociano ovviamente le dita, ma la Pro Patria – per dna destinata a soffrire ma al tempo stesso dura a morire – potrebbe insomma averla svangata anche stavolta.
Bentornato professionismo
La società che si sta muovendo in via Ca’ Bianca, pur in una formale riservatezza che in parte stride con la passione di una piazza bisognosa d’entusiasmo, ha già fatto intravedere di volere e soprattutto di sapere fare (i famosi dettagli… per cui su queste colonne ci siamo sempre battuti) le cose per bene. Insomma il professionismo, dal ritiro pre-playout in quel di Novarello al nuovo agronomo dello “Speroni” passando per le trasferte playoff della Primavera, sembra essere ritornato predominante dalle parti di via Ca’ Bianca, dove però c’è ancora tanto tanto da lavorare. Per potenziare e sviluppare – anche in termini di management – una struttura oramai ridotta all’osso su cui, negli ultimi anni – anche per motivazioni economiche – non sono stati fatti investimenti, con inevitabili ripercussioni tradottesi poi nel lungo periodo non solo sul campo con la retrocessione, ma anche fuori con una graduale ma inesorabile perdita d’immagine (dalla mancata presentazione della squadra in piazza o alla Festa del PPC al Museo del Tessile al pullman oramai superato e senza brand per alcuni mesi; dalla prolungata chiusura della sala ospitalità all’interno del PPMuseum, all’arrivo alla spicciolata dei giocatori automuniti al funerale di Raffaele; e altro ancora…).
Trait d’union Zema, crocevia Olgiate Olona
E in questo quadro, in cui l’avvocatessa dal cuore tigrotto Rosanna Zema non figura più come la semplice rappresentate della Fiduciaria, bensì come il vero trait d’union dell’operazione, la Pro Patria sta finalmente entrando in una dimensione economica e manageriale d’altissimo livello, con una serie di interrelazioni destinate a strutture il sodalizio biancoblù come una vera azienda.
E per capire il salto di qualità che sta compiendo la Pro Patria, grazie ai rapporti – inimmaginabili… – che sta personalmente portando avanti il manager bustocco Luca Bassi (cresciuto in quella Olgiate Olona dove vive l’amica fin dai tempi della scuola Rosanna e dove fra l’altro bazzica l’ex trainer tigrotto Beppe Manari, oggi capo scouting dell’Atalanta), vi riportiamo uno stralcio di un’intervista rilasciata dal partner and co-head of the technology financial and business di Bain Capital sulla testata “Investire”, da sempre in prima fila per l’informazione finanziaria
Private equity e calcio
Direi che il mondo del calcio, così come quello dello sport in genere, si sta molto professionalizzando. Si vedono sempre meno “mecenati” disposti a investire e perdere soldi, mentre sempre di più le società sportive vengono viste e gestite come vere aziende dell’intrattenimento con una forte attenzione al conto economico e al ritorno sugli investimenti. Alla luce di questa evoluzione, da una parte le società sportive diventano interessanti per il private equity e dall’altra il private equity può significativamente contribuire alla crescita e alla professionalizzazione di queste società, portando management e aiutando a istituire maggiore disciplina e rigore nella gestione. In linea più generale devo dire che la combinazione dell’estensione della vita media e del maggiore potere di spesa della popolazione tendono a favorire l’aumento della spesa discrezionale delle famiglie. È naturale che lo sport, come forma di intrattenimento, finirà per intercettare una componente significativa di questa spesa discrezionale e che molte aziende che fanno parte dell’ecosistema dello sport beneficeranno nel medio termine di dinamiche di crescita molto favorevoli.
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