BUSTO ARSIZIO – “Non scorderò quelle trasferte passate insieme, le gioie, le avventure e poi… le lacrime. Stretti spalla a spalla nel tuo ricordo, ci ritroveremo un giorno. Raffa Vive“.
La frase comparsa sui muri esterni dello stadio “Carlo Speroni” di Busto Arsizio, che ha fatto il paio con la scritta “Raffa per sempre con noi“, racchiude il cordoglio di tutto un popolo – il popolo tigrotto – per Raffale Carlomagno, il 42enne tifoso della Pro Patria spirato ieri all’ospedale di Novara, dopo aver lottato fra la vita e la morte a seguito dell’assurda caduta – lo scorso 25 gennaio – nel fossato dello stadio “Silvio Piola”.
Una fine ingiusta, inaccettabile (“Uscire di casa per seguire la propria passione e non farvi più ritorno”), alla quale tutto il mondo ultrà italiano – ma non solo – ha voluto rivolgere un pensiero, uno striscione, un gesto d’affetto: “Ci sono vite che rimangono sospese, morti che non ti rassegni ad accettare: ciao Raffale, fai buon viaggio”.
E anche i tifosi tigrotti, ancora comprensibilmente scossi (chi era al “Piola” non potrà mai dimenticare quanto visto e vissuto in quel maledetto sabato), lunedì sera si sono recati allo “Speroni” per tributare un saluto a Raffaele. Un saluto allo loro maniera, con cori e con una torciata che ha illuminato la notte di Busto. Fino al cielo, dove adesso c’è una stella in più
“Nessuno muore finchè vive nel cuore di chi resta”, “l’uomo che combatte non muore mai” (per non dimenticare l’ex allenatore della Pro Vincenzo Cosco) o forse, come avrebbe detto più semplicemente Raffaele, col suo sorriso contagioso e con la sua faccia da buono… “Non t’ho visto, ma t’ho vissuto: un ultras non muore mai“.
Tifosi della Pro Patria in lutto: è morto Raffaele Carlomagno
