Propaganda violenta, al Baff la riflessione di Lee oltre i confini del desktop

baff lee desktop propaganda 01

BUSTO ARSIZIO – «Un monologo in cerca di dialogo» è come Kevin B. Lee ha definito “Afterlives”, suo debutto nel lungometraggio proiettato ieri, giovedì 26 marzo, per il Baff al Cinema Fratello Sole alla presenza di Gabriele Tosi e Paolo Castelli, rispettivamente presidente e direttore esecutivo del festival di Busto Arsizio. Il filmmaker, media artist e critico cinematografico, dialogando con Chiara Grizzaffi, docente dello Iulm, con l’aiuto del traduttore Tommaso Isabella, ha approfondito la riflessione della sua opera sulla propaganda estremista e sul ciclo di violenza che è in grado di generare.

Immagini che possono pietrificare

Come ha raccontato il pioniere dei video essay ed esploratore del formato desktop documentary, tutto è cominciato dalla «curiosità naif» che ha suscitato in lui “Flames of war”, video del 2014 diffuso dall’Isis che attirò nel mondo una grande attenzione per la sua particolare estetica, che presentava molte somiglianze con i film d’azione blockbuster. Lavoro durato otto anni per arrivare alla forma definitiva, e una ricerca che ha avuto come elemento centrale la riproduzione in 3D di una testa di Medusa, incontrata dall’autore al museo di Manheim nell’ambito di una mostra sull’estremismo e sulla violenza politica: all’oggetto, che rappresentava una scultura rinvenuta nel sito di Hatra era collegato un cavo Usb. Vicino era stata inoltre appesa una fotografia con le Twin Towers in fiamme dell’11 settembre, a rappresentare il cosiddetto “Medusa Effect”, cioè la capacità che hanno certe immagini di paralizzare – «pietrificare» – lo spettatore che resta colpito dal loro forte contenuto.

Restaurare in 3D ciò che è stato distrutto

Come poi Lee si trovò a scoprire, la testa era stata creata dall’artista Morehshin Allahyari: come reazione alla devastazione, da parte dei miliziani di Daesh, di statue e opere conservate nel Museo di Palmira, aveva lanciato il progetto di diffondere in Rete dati che consentissero a chiunque di ristampare in 3D ciò era stato distrutto. Un proposito poi però abbandonato, a fronte della conseguenza della cosiddetta “tutela violenta” (violent care): nel Regno Unito una copia dell’Arco di Trionfo era stata sfruttata da Boris Johnson per attaccare le popolazioni arabe, etichettate come “barbare”. Un ulteriore spunto di riflessione intorno al mito di Medusa che non solo, prima di essere trasformata in mostro, era stata una donna vittima di violenza ma anche, dopo la sua uccisione per mano di Perseo, era stata usata, come testa separata dal corpo, per compiere altre violenze.

baff lee desktop propaganda 02

Si alternano filmato e narrazione con file e cartelle

Mentre in “Afterlives” le sequenze di filmato si alternano a quelle della narrazione via desktop, con l’apertura e selezione di cartelle o il moltiplicarsi di file, le domande che il docente dell’Università della Svizzera italiana presenta si dilatano, a cominciare da quanto le visioni di innumerevoli e sanguinari video a sostegno dell’Isis, necessarie per la realizzazione dell’opera, possano trasferirsi, anche se indirettamente, in suoi lavori futuri. Senza contare, naturalmente, le ricadute psicologiche immediate, e non messe in conto, come ansia, insonnia e attacchi di panico. Aspetti analizzati anche negli incontri – «avevo bisogno anche di una prospettiva femminile, in un immaginario segnato da una violenza maschile nell’esporre» – con tre donne, di cui due di origine iraniana, ulteriore punto di vista che si apre riguardo al film, in seguito all’ultima crisi in Medio Oriente: oltre ad Allahyari, la giornalista Nava Zarabian, che si occupa dell’analisi di contenuti video pericolosi per i più giovani, e Anne Speckhard, direttice del Centro Internazionale di Studi sull’Islam Violento.

Faccia a faccia

A distanza di tempo, molte di quelle immagini di violenza sono sparite dal Web – e nel contempo si è affacciata l’intelligenza artificiale, con le tante potenzialità ancora inesplorate che porta con sé, e l’interrogativo sull’opportunità di dare vita o meno a «un cinema per sé stessi». Quanto a Lee, “Afterlives” ha rappresentato una sfida ad abbandonare la sfera intima e confinata del desktop documentary per confrontarsi faccia a faccia con altri esseri umani, che in questo caso, paradossalmente, «lavorano un po’ come me nelle rispettive abitazioni»; il tutto seguendo l’esigenza di condividere le impressioni generate dall’operazione stessa. In tutto questo, ha precisato l’autore del video “Transformers: the premake”, non c’è riferimento alla scudo usato come specchio di Siegried Kracauer: per me è il contrario, o siamo in una fase diversa. Non c’è più una funzione mediata del cinema: gli elementi di finzione si infiltrano nel realtà».

Baff sugli sci, la pista Stelvio e Rocca: «Fondamentale imparare dalla sconfitta»

baff lee desktop propaganda – MALPENSA24
Visited 165 times, 1 visit(s) today