BUSTO ARSIZIO – Il comitato Remigrazione e Riconquista riempie la sala di Comunità Giovanile. «Grazie alla sinistra che da dieci giorni ne parla» provoca subito Checco Lattuada, fondatore di CG ma anche referente di Futuro Nazionale. Ma alla fine è tensione con gli Antifa che bloccano la via Arconate e non lasciano uscire i presenti, sotto lo sguardo delle forze dell’ordine che evitano contatti. «Segregati in casa non va bene» protesta Lattuada.
Tensione all’uscita
In vicolo Carpi fila tutto liscio: più di 100 persone tra la sala, il bar il cortile, tra cui anche il consigliere regionale Luca Ferrazzi, neo vannacciano, l’assessore di Busto Matteo Sabba e il presidente di Agesp Ambiente Francesco Iadonisi, entrambi “antonelliani”, e il presidente del circolo di Fratelli d’Italia Alberto Falciglia. Ma è fuori dal cancello di Comunità Giovanile che si raduna un drappello di contestatori di sinistra, una ventina, tenuti sotto controllo dalle forze dell’ordine. Quando il convegno finisce, però, la via Arconate è bloccata dagli Antifascisti e chi era dentro, con l’auto parcheggiata lungo la strada, non può uscire. Digos, Polizia e Carabinieri gestiscono la situazione per evitare che degeneri e per cercare di disperdere il blocco Antifa, ma ad un certo punto il gruppo di Comunità Giovanile prova ad avanzare. Vola qualche insulto, sale la tensione, ma non si arriva al contatto. Checco Lattuada alza la voce – «Questa è casa nostra» – ma non lascia scaldare gli animi, sfoderando quella che definisce ironicamente una «calma olimpica fascio zen», e tutto si risolve pacificamente. «Questi sono i democratici?» si chiede il “Fratello” Falciglia.
La tavola rotonda

La serata era iniziata con un minuto di silenzio per Henry Nowak, il giovane inglese morto accoltellato da un Sikh, e a introdurre la serata è il “padrone di casa” Checco Lattuada. Ad entrare subito sul pezzo è la giornalista Francesca Totolo: Il caso di Henry Nowak, «rimasto 67 minuti in manette prima che venissero chiamati i soccorsi», dimostra che «l’antirazzismo è un sistema politico di potere, opera della sinistra che con i corsi DEI ha sostituito il buon senso con l’inclusione. Nell’anglosfera gli agenti hanno più paura di essere accusati di razzismo che non di negligenza. Un doppio standard rispetto al caso di George Floyd negli USA».
La proposta di legge

«Nessuno si inginocchierà. Due pesi e due misure che sono sotto gli occhi di tutti – aggiunge Salvatore Ferrara, vicepresidente del comitato Remigrazione e Riconquista – non siamo politici da salotto, noi abbiamo il termometro delle nostre città, vediamo quello che succede». E spiega la proposta di legge di iniziativa popolare del comitato: «Parla di remigrazione, non di deportazione. Nessuno l’ha letta, ne parlano tutti ma non ci invitano mai per un contraddittorio. È seria, concreta, radicale e attuabile, ma non vogliamo che sia edulcorata. Capiremo chi si riempie la bocca di slogan e chi ha a cuore il futuro del nostro popolo». La sfida è alla sinistra: «I compagni stanno rosicando, perché noi in meno di 24 ore avevamo già raggiunto il quorum di 50mila firme e oggi abbiamo 150mila firme di italiani – alza la voce Ferrara – e non prendiamo soldi pubblici come quelle associazioni che ci rompono i coglioni. Questo ci dà libertà». Poi i toni si fanno più duri, in vista della manifestazione del 13 giugno a Roma: «Il Paese ce lo andremo a riprendere, con le buone o con le cattive. Faremo di tutto per entrare in parlamento a consegnare le firme. Se ce lo impediranno chiameremo gli italiani».

Interviene anche Angela De Rosa di CasaPound: «Sono anni che gli immigrati in condizioni schifose, ma la colpa non è del comitato Remigrazione, è di chi fa business sulla loro pelle. La morale non la possono venire a fare a noi». E ancora: «L’Islam politico vuole affermare la Sharia, con i loro tribunali come in Uk, ma noi non lo possiamo tollerare». La soluzione è la Remigrazione: «Il nostro progetto di legge non è perfetto – sostiene De Rosa – ma punta a mandare a casa i clandestini, consentire un accompagnamento concordato a chi vuole tornare e anche a combattere il business dell’accoglienza e su questo non si può non essere d’accordo».
Remigrazione, parla Comunità Giovanile: «Qui ospitiamo tutti. Polemiche sterili»
