E’ l’anno delle ricorrenze centenarie: prima la Milano-Laghi, adesso la stazione ferroviaria di Busto Arsizio. Due infrastrutture che hanno contribuito allo sviluppo del territorio, cioè della provincia di Varese e di gran parte dell’Alto Milanese. Un’arteria che, anche grazie a Malpensa, rappresenta una via di collegamento internazionale. Un po’ come la ferrovia che, con Busto e ben oltre Busto, ci collega all’Europa, consentendo tra l’altro il passaggio delle merci. Con tutti gli effetti indotti che ciò comporta, non soltanto sul versante delle negatività. Anzi.
Occasione di crescita, la stazione centenaria, per la città di Busto. Che ne ospita una seconda, anch’essa dedicata a una linea di estrema importanza perché, con il Malpensa Express, collega direttamente Milano all’aeroporto della brughiera, un’altra, decisiva porta d’ingresso della Lombardia e dell’intero Nord Italia.
Tutte cose che si sanno, ma che spesso restano sullo sfondo di una crescita territoriale cominciata un secolo fa e ancora prima, con il boom industriale dell’epoca e con la necessità di costruire attorno alle aziende un contorno adeguato, capace di sostenerne le attività. Forse è così che la pensava chi progettò l’autostrada, non soltanto con una vocazione turistica, fu infatti chiamata “dei Laghi”, ma anche con un obiettivo economico/produttivo. E così che la pensavano le autorità bustocche che decisero di spostare la stazione dal centro cittadino di qualche centinaio di metri più in là, in un luogo che avrebbe consentito un maggiore sviluppo. In altre parole, cent’anni fa c’era una visione strategica di quanto sarebbe potuto accadere in futuro.
Una visione che, possiamo domandare, esiste anche oggi? Bè, probabilmente oggi si rincorrono scenari dettati dalla contingenza. Un esempio? Prima è stata avviata Malpensa Duemila, poi sono arrivati i collegamenti infrastrutturali, che sono ancora in fase di realizzazione. Così che il Basso Varesotto sia un fermento di cantieri, stradali e ferroviari, molti già conclusi o aperti, altri progettati, altri ancora ipotizzati. Infine, altri lasciati a metà. Come la Pedemontana, per dirne uno di vitale importanza. Si discute poi, in fase avanzata, del potenziamento della linea Rho-Gallarate, che per le esigenze di traffico ferroviario risulta irrinunciabile benché richieda una serie di disagi per i cittadini che ne subiranno l’impatto. E’ in fase di realizzazione la cosiddetta bretella tra il Terminal 2 di Malpensa e Gallarate, si lavora sulla linea del Sempione e per la riqualificazione della “Luino”.
Busto Arsizio è coinvolta in questa mole di interventi anche per l’intersezione con il Malpensa Express, benché lo snodo principale ferroviario rimanga la vicina Gallarate con le diramazioni internazionali che lo legittimano. Dopo di che, c’è una stazione che per un secolo ha svolto un ruolo essenziale nell’avvicinare Busto Arsizio al capoluogo regionale. Cent’anni al servizio dei suoi cittadini che, oggi, meriterebbero però una maggiore attenzione al di là delle giuste celebrazioni, enfatiche fin che si vuole ma utili per segnalare quali furono i disegni di crescita del passato. Al di là dell’aneddotica del duce snobbato a Busto il giorno dell’inaugurazione in favore della presenza in città di un cardinalone di quegli anni, e dell’incazzatura di Mussolini che preferì Varese a Busto quando, tre anni dopo, creò la nuova provincia di Varese.
Una maggiore attenzione, dicevamo, in funzione di un servizio ferroviario che, per i pendolari, è quello che è, carico di disservizi, ritardi e sciatterie gestionali. Probabilmente non è la festa per un compleanno, che rimanda alla storia locale e alle nostre identità, che potrà cambiare la situazione. Di sicuro, oltre all’orgoglio bustocco dei “come fummo bravi”, che non mancherà nei discorsi delle autorità, la gente si aspetta altre dichiarazioni, altri impegni. Senza rispolverare il frusto luogo comune che, all’epoca della Buonanima, i treni erano sempre in orario. A dispetto di un presente in cui, nonostante le tante iniziative infrastrutturali, nonostante la modernità, nessuno riesce più a far arrivare i treni in orario, neanche a Busto Arsizio. Più che festeggiare, dovremmo vergognarci.
Busto Arsizio celebra i cent’anni della sua “Stazione FS”. La inaugurò Mussolini
