BROVELLO CARPUGNINO – Per Roberto Ragazzi, 63 anni, il richiamo del ghiaccio è una questione di DNA, una passione nata tra le pagine di Zanna Bianca e coltivata sulle pendici del Mottarone. Ma la sua nuova spedizione, battezzata “The Last Line”, non è solo una sfida sportiva estrema: è un ponte di solidarietà che collega il gelo dell’Artico alla sete del Burundi.
L’impresa: i giganti di ghiaccio
Il “bambino” che sognava il Klondike partirà ufficialmente domani, 10 marzo, alla volta dell’Islanda. L’obiettivo è ambizioso: attraversare in completa autosufficienza i ghiacciai Hofsjökull e Langjökull. Se l’impresa dovesse riuscire, Ragazzi diventerebbe il primo italiano ad aver “vinto” le tre principali calotte polari dell’isola, dopo aver già domato il Vatnajökull lo scorso anno.
Insieme a lui, nel ruolo di team leader, ci saranno i romani Simone Talamo e Andrea Tiberi, al loro debutto tra i ghiacci. Il programma prevede dieci giorni d’inferno: 200 chilometri su neve e ghiaccio, trascinando una pulka (la slitta da spedizione) da 40 chili, sfidando venti catabatici fino a 100 km/h e temperature che crolleranno a -30 gradi.
Scienza e clima: il progetto “Collembol-Ice”
Il nome scelto per la missione, The Last Line (L’ultima linea), è un monito. «Rappresenta la fragile linea bianca dei ghiacci che rischia di scomparire», spiega Ragazzi. Per questo la spedizione avrà una forte valenza scientifica: il team collaborerà con l’Università di Siena per il progetto “Collembol-Ice”, raccogliendo campioni di collemboli, microrganismi fondamentali per monitorare lo stato di salute dei ghiacciai e gli effetti del surriscaldamento globale. Un messaggio che Ragazzi sta già portando nelle scuole.
Il traguardo della solidarietà
Ma il successo più grande si gioca sul fronte umanitario. L’acqua, che in Islanda è una distesa gelata, in Burundi è un bene vitale che manca. Grazie alla precedente spedizione del 2024 e a una serie di serate di raccolta fondi, è stato appena completato l’acquedotto di Gishikanwa.
Con la partenza di The Last Line, scatta ora la nuova sfida charity promossa da VISPE ETS: la realizzazione di un impianto di pompaggio fotovoltaico a Bugenyuzi. L’opera permetterà di superare un dislivello di 132 metri per portare ogni giorno fino a 18.000 litri di acqua potabile a circa 5.000 persone, risparmiando a donne e bambini chilometri di cammino.
Il progetto vede ancora una volta la partecipazione di Cimberio S.p.A., partner storico che ha scelto di sostenere concretamente l’iniziativa, confermando come la sinergia tra sport, impresa e cooperazione possa trasformare un’avventura estrema in un cambiamento strutturale per intere comunità.
«Ogni spedizione diventa un percorso che collega mondi lontani», conclude Ragazzi. Domani si parte: la “linea” è tracciata, tra la neve dell’Islanda e il sole del Burundi.
