«Referendum giustizia: rischio squilibri tra i poteri dello Stato»

varese sentenze giustizia

Il referendum Giustizia 2026 chiamerà i cittadini il 22 e 23 marzo a rispondere al seguente quesito: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?».
Il referendum sarà di tipo confermativo e come tale non prevede quorum di partecipazione.
Se prevarranno i “Sì” la riforma entrerà in vigore.
Se prevarranno i “No” verrà mantenuto l’assetto vigente.
Non sono previste soluzioni intermedie.
La separazione delle carriere tra Giudici (carriera giudicante) e Pubblici Ministeri (carriera requirente dei PM) presenta già confini ben definiti dalla Legge Cartabia che garantiscono la “terzietà” del Giudice (equidistanza tra PM e Difesa).
L’imparzialità del PM nel sistema penale italiano si traduce oggi nell’obbligo di ricercare la verità, raccogliendo anche prove a favore dell’imputato (art. 358 c.p.p.), mentre la radicalizzazione della carriera requirente andrebbe a desensibilizzare l’azione del PM e a promuoverne la propensione all’accusa.
La riforma non ha neppure conseguenze migliorative sull’efficienza nell’esercizio della giustizia.
Pertanto, la riforma e il quesito referendario vertono sull’organizzazione interna della Magistratura.
Il CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) si triplica: in due Consigli Superiori (uno per ogni carriera) e una Alta Corte disciplinare.
Ciascun Consiglio Superiore è chiamato ad occuparsi solo delle nomine, delle valutazioni di professionalità e delle progressioni di carriera dei magistrati appartenenti alla propria area funzionale. La riforma sottrae invece a entrambi i Consigli Superiori le funzioni disciplinari, che sono attribuite all’Alta Corte di nuova costituzione.
Questa scelta mira a separare in modo più netto le funzioni di autogoverno da quelle disciplinari, ma accentua anche l’autoreferenzialità di giudici e di PM.
Innovativa è la modalità di selezione dei membri per “sorteggio” anziché per “elezione”, nell’intento di ridurre il peso delle dinamiche associative, ma è verosimile che correnti possano formarsi anche a posteriori.
Ci vorrà un ulteriore intervento legislativo post referendum per dettagliare il funzionamento dei tre nuovi organismi e le modalità con cui selezionare i loro membri, soprattutto quelli per sorteggio.
Ciascuno dei due Consigli Superiori resterà presieduto dal Presidente della Repubblica.
Oggi: la componente “togata” (di magistrati) è prevalente ed è “eletta” dai magistrati stessi; la componente “laica” (di esperti) è “eletta” dal Parlamento a maggioranza qualificata.
Secondo la modifica costituzionale: la componente “togata” sarà “sorteggiata” fra tutti i magistrati in servizio (sorteggio “secco”); la componente “laica” sarà “sorteggiata” da una lista definita dal Parlamento con nuova legge applicativa.
L’Alta Corte disciplinare sarà costituita da 15 membri: 3 membri nominati dal Presidente della Repubblica 3 membri nominati dal Parlamento 6 magistrati giudicanti estratti a “sorte” fra tutti i magistrati giudicanti con almeno 20 anni d’esercizio 3 magistrati inquirenti estratti a “sorte” fra tutti i magistrati inquirenti con almeno 20 anni d’esercizio.
La riforma, in quanto costituzionale, avrebbe dovuto scaturire da un ampio consenso parlamentare che non c’è stato: disegnata dal Governo e arrivata in Parlamento blindata (neppure una virgola è stata modificata), è stata approvata dalla sola maggioranza.
I sorteggi non tengono conto del merito, né dell’idoneità, né delle aspirazioni dei prescelti.
Nei due Consigli Superiori la componente laica estratta dalla lista, avendo esplicita provenienza politica, ha maggiore forza coagulante rispetto alla componente selezionata con sorteggio secco.
L’unità della Magistratura esce indebolita dalla spaccatura organizzativa: un corpo a due teste.
Il rinvio alla legge ordinaria applicativa apre a imprevedibili squilibri fra poteri dello Stato.

Alberto Crosta

«Nasce il Comitato di Varese per il “no” al referendum sulla giustizia»

Referendum giustizia separazione carriere – MALPENSA24
Visited 200 times, 1 visit(s) today