Repubblica e suffragio universale

repubblica voto donne salvini

di Gian Franco Bottini

E’ da poco passato il 2 Giugno, e, a nostro parere,  quest’anno la Repubblica è stata ufficialmente festeggiata in un modo molto apprezzabile, misurato e per certi versi elegante; con ben limitate sbavature nei soliti battibecchi a sfondo politico, che,  data la ormai raggiunta longevità della nostra “vecchia” Repubblica, risultano spesso stucchevoli.

Il solo Salvini ha ostentato il suo non nuovo “disinteresse” per la ricorrenza, ma il personaggio è oramai indecifrabile anche per chi gli sta appresso, dando, in termini ciclistici, l’impressione di un gregario oramai spompato con difficoltà a restare in gruppo. Sempre in termini ciclistici quello che una volta era il Capitano della sua squadra oggi appare un confuso pedalatore  in attesa di “fine contratto” (anche lui tiene famiglia!).

Salvini non è mai stato un campionissimo ma alcune sue  scelte tattiche recenti sono davvero incomprensibili. Esemplare quella di mettersi a tirar volate a tale Vannacci , un emergente che, in termini elettorali, Salvini  sta portando “in carrozza” ad erodere voti alla sua squadra leghista e forse voti freschi (presumibilmente provenienti dal ricco campo degli astensionisti delle ultime tornate elettorali)  a una destra non certo congeniale con le origini leghiste .

Se un rilievo si può fare all’ampio spazio comunicativo dato alla ricorrenza (non vuole essere ne una critica, ne una provocazione, s’intende)  è forse l’eccessiva sottolineatura di cui ha goduto l’universalità del voto, letta come “voto anche alle donne” che, sicuramente ebbe la propria prima rilevante espressione proprio nel referendum del 2 giugno 1946,  ma che, pur rappresentando un importantissimo democratico passo  in avanti, così  fortemente enfatizzato come è stato può essere stato letto, soprattutto dai giovani e giovanissimi, come il maggior risultato identificativo della scelta repubblicana. Il che sarebbe fortemente  limitativo rispetto ai molti altri aspetti che quella scelta  ha invece rappresentato.

L’osservazione ci viene, sperando di non essere fraintesi soprattutto dalle signore, da una esperienza diretta dello scrivente che interpellando un paio di quindicenni sul significato  del  2 giugno ha ottenuto una convinta risposta quale “la ricorrenza del giorno nel quale è stato dato il  voto alle donne”. Una interpretazione assai mortificante se pensiamo al complesso degli altri molti rilevanti suoi contenuti,

In primis l’uscita definitiva da un sistema di governo basato su un regime autoritario e l’entrata a pieno titolo  in un sistema democratico che ci permise in seguito (pur da Paese perdente) di sedere con dignità al tavolo del futuro assetto europeo)

Con il referendum del ‘46  quindi vi fu la prima applicazione del voto universale, ancor prima che lo introducesse la Costituzione, che entrò in funzione nel 1948. Una decisione che  dimostrò quanto le forze politiche che erano state protagoniste della guerra di Liberazione fossero determinate nel voler voltare pagina, riuscendo, pur con le loro diversità, a trovare un non facile accordo fra loro, malgrado la presenza e l’interferenza delle potenze vincitrici del conflitto(America e Russia in primis  e qualcuno afferma anche del Vaticano.) Lo fecero con un Decreto Luogotenenziale che indisse il referendum, stabilì il voto universale (quindi il voto anche alle donne) e l’istituzione dell’ Assemblea Costituente.

Un esempio da non scordare questo,  soprattutto da parte dell’attuale politica in un momento storico nel quale interessi di bottega ed interferenze esterne (ancora America e Russia ritornate ad essere incombenti), rendono sempre più  complicata la convergenza  delle idee , anche quando si tratta di problemi di vitale importanza per il futuro della nazione.

Nel ripercorrere e dare valore a questo complesso percorso verso la democrazia fatto dai nostri padri/madri (!)ncostituenti, forse sarebbe stato opportuno, non certo per nostalgiche celebrazioni,  rammentare che il Luogotenente di quel momento era Umberto II, che sostituiva un Re in fuga ed inoltre che in quel momento si era ancora ufficialmente in un sistema  monarchico.

Quest’ultima chiosa unicamente  per un rammento della verità storica, sperando che nessun quindicenne di turno, interpellato in proposito, affermi, con una vannacciana interpretazione,  che il voto alle donne, in fin dei conti, ce l’ha dato il Re.

repubblica voto donne salvini – MALPENSA24

 

 

 

 

 

 

 

 

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