Cambia Rescaldina: «Pre e post scuola alle stelle, altro che “città dei bambini”»

dopo scuola

RESCALDINA – L’opposizione torna all’attacco sul pre e post scuola a Rescaldina. Dopo la mozione presentata e approvata dal consiglio comunale in luglio, il Comune ha ridotto gli importi. Ma il servizio, tiene a rimarcare il gruppo Cambia Rescaldina, resta il più caro dell’Alto Milanese. E, per l’anno scolastico 2026/2027, sparisce la tariffazione per fasce di reddito: chi guadagna meno pagherà come chi guadagna di più.

«Rescaldina – ironizza la minoranza di centrodestra – si presenta da anni come una “città dei bambini”. Il Comune ha un Consiglio dei bambini e delle bambine attivo ormai da diversi anni, un Laboratorio Città dei Bambini che riunisce parte politica, uffici, scuole e associazioni, un assessore con delega dedicata e un bilancio partecipativo che riserva ai più piccoli una quota di risorse. Un impianto di cui l’amministrazione va orgogliosa. Ma quando si passa dalle feste alle bollette, il quadro cambia: sul servizio di pre e post scuola le famiglie rescaldinesi pagano più che in qualunque comune vicino, e dal prossimo anno scolastico chi ha un reddito basso perderà la protezione dell’Isee».

«Tariffe ridotte dopo la protesta. Ma non basta»

In seguito alla mozione approvata con 14 voti favorevoli e 2 astenuti, gli importi del pre e post scuola per il 2026/2027 sono stati ridotti rispetto a quelli deliberati in precedenza. Per un residente con un figlio, su base annua, il servizio completo (pre più post) passa da 1.555 a 1.181 euro (374 in meno), il solo post scuola da 1.045 a 875 euro. La mozione era stata presentata dopo la mobilitazione dei genitori, che nei mesi precedenti avevano puntato il dito sul livello delle tariffe deliberate lo scorso dicembre.

Anche dopo il taglio, però, Rescaldina resta in cima alla classifica dei costi. Il servizio è gestito, per conto dell’Azienda So.Le., dalla Cooperativa Fides, la stessa che opera in numerosi comuni della zona. A parità di gestore, il pre e post scuola costa 345 euro l’anno a Legnano e 464 a Parabiago, contro i 1.181 di Rescaldina: oltre tre volte tanto.

E niente più Isee

La novità che pesa di più però, per Cambia Rescaldina è un’altra. Fino allo scorso anno il pre e post scuola era tariffato per fasce di reddito: la tabella ufficiale delle tariffe comunali prevedeva, per un residente, quote settimanali crescenti a seconda dell’Isee, a partire da 22 euro per la fascia più bassa. Per il 2026/2027 quel criterio scompare: la tariffa diventa unica per tutti i residenti, 34 euro a settimana per il primo figlio, con soli sconti per il secondo e il terzo, a prescindere dal reddito dichiarato. «Il risultato – lamenta la minoranza – è che una famiglia con Isee basso, che l’anno scorso pagava 22 euro a settimana, quest’anno ne paga 34: oltre il 50 per cento in più, e senza più alcuna forma di gradualità legata alle condizioni economiche.

«Il contrasto – incalza il gruppo di cui è a capo in consiglio comunale Luca Perotta – è evidente proprio all’interno dei servizi comunali. Sulla refezione scolastica le fasce Isee restano in vigore (pur con aumenti applicati da settembre, con la quota a pasto della fascia più alta salita da 5,60 a 5,90 euro) mentre sul pre e post scuola vengono eliminate del tutto. In consiglio comunale, il 31 luglio, l’amministrazione aveva motivato gli aumenti con l’esigenza di coprire i costi reali del servizio e di garantire l’equilibrio del bilancio, evitando disavanzi. La successiva riduzione delle tariffe, a poche settimane di distanza, apre una domanda legittima: se il taglio è stato possibile senza compromettere i conti, quegli importi erano davvero necessari?».

In conclusione, Cambia Rescaldina rivendica il risultato come frutto della mozione e della pressione delle famiglie, ma chiede che il percorso non si fermi: «Bisogna ripristinare la tariffazione per fasce Isee sul pre e post scuola, così da tutelare i nuclei con redditi più bassi, e pubblicare l’analisi dettagliata dei costi del servizio (quanto pesa sulle famiglie e quanto sul bilancio comunale) già prevista dalla mozione approvata a luglio e ad oggi non ancora portata in Consiglio. In un Comune che ha fatto dei bambini la propria bandiera, non è accettabile che a pagare il conto più alto siano i genitori, e che a rimetterci di più siano proprio le famiglie che guadagnano meno».

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