ROMA – Riformisti, ma non scissionisti. Se terremoto c’è stato, al momento, l’onda d’urto è ancora dolce. Dentro al Partito Democratico, infatti, non si parla di scissione e nemmeno di divisione su temi e principi.
Di fatto però, una parte dei dem distanti da Elly Schlein ha dato vita a una corrente esterna alla direzione del partito. Tra questi non ci sono nomi importanti, quali Lorenzo Guerini, Pina Picierno, Giorgio Gori, Lia Quartapelle, Filippo Sensi, ma non Alessandro Alfieri. Il senatore varesino, infatti, continua portare avanti il discorso riformista, dentro al PD, con Stefano Bonaccini e con un giudizio chiaro sulla frattura: «Dividere l’area riformista è un errore – ha detto Alfieri – Chi ha deciso di dare vita a un’area riformista autonoma, per me, ha sbagliato. Ognuno fa le sue scelte e si prende le proprie responsabilità».
Idee condivise ma tattica diversa
Alessandro Alfieri ha argomentato: «Abbiamo idee condivise, la pensiamo in maniera simile su moltissime cose e la mia speranza è quella di riuscire a mantenere un filo conduttore. Io sono convinto che se si vuole dare una mano a far crescere una nuova classe dirigente e a marcare un profilo di governo del Partito Democratico, come chiedono tanti sindaci e governatori di Regione, è bene stare dentro. Ed è per questo che abbiamo scelto di portare avanti le nostre posizioni, difendendo la nostra autonomia, all’interno della segreteria del Partito Democratico».
Costruire un’alternativa alla Meloni
«Spero che l’obiettivo non sia la scissione, ma che rimanga la volontà di costruire un partito pluralista che sappia mettere al centro il tema della crescita, della cultura d’impresa, della difesa degli stipendi e della sanità pubblica. Questo – ha proseguito Alfieri – per mettere sul tavolo alcuni temi».
Alfieri conclude alzando lo sguardo al futuro: «Ora nel partito si parla di grandi temi sociali. Non abbiamo fatto tutto giusto, lo sappiamo, ma dobbiamo lavorare per costruire un’alternativa credibile alla Meloni. La premier guida un governo frammentato, ma regge. E regge perché il Pd non ha ancora una proposta alternativa a questo governo».
