Rinviato a giudizio Baby Gang per possesso di arma clandestina

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Il trapper Baby Gang

MILANO – Il trapper Baby Gang, noto per le sue controversie legali, è stato rinviato a giudizio con rito immediato a seguito del ritrovamento di una pistola clandestina con matricola abrasa. Il fatto risale allo scorso settembre, quando l’artista fu fermato durante una perquisizione disposta dalla Procura di Lecco, nell’ambito di un’indagine più ampia in materia di armi e droga. La decisione è stata presa oggi dal Gip di Milano, su richiesta della Procura meneghina.

In particolare il trapper, assistito dall’avvocato Niccolò Vecchioni, era stato sorpreso in possesso dell’arma mentre si trovava in una struttura alberghiera in via Vallazze a Milano. Le accuse formulate a suo carico sono di porto illegale di arma e ricettazione. Durante l’interrogatorio di convalida dell’arresto, Baby Gang si era difeso sostenendo che l’arma gli servisse per autodifesa. Aveva motivato il possesso della pistola spiegando di temere di essere derubato, in quanto “indosso sempre una collana del valore di più di 200mila euro”.

Tutte le vicende processuali del trapper

Il rinvio a giudizio per il possesso dell’arma clandestina si aggiunge a un quadro giudiziario già complesso per il trapper, il cui vero nome è Zaccaria Mouhib. La sua carriera è stata infatti segnata da diverse problematiche legali. Una delle più note è la condanna in primo grado a quattro anni e dieci mesi di reclusione per i reati di rapina e rissa, in relazione a una sparatoria avvenuta nell’estate del 2022 in via Tocqueville, a Milano. A questa si somma un’altra condanna a quattro anni e sei mesi per altri episodi di rapina, risalenti al 2021, commessi tra Milano e Vignate, sempre nel Milanese. A partire da aprile 2023, e dopo un breve periodo agli arresti domiciliari, l’artista è tornato in carcere su disposizione del Tribunale di Sorveglianza, che aveva aggravato la misura per via di alcune violazioni delle prescrizioni. Le sue vicende giudiziarie sono caratterizzate da un’alternanza tra detenzione e periodi di domiciliari, e hanno spesso limitato la sua attività artistica, vietandogli l’uso dei social network o la possibilità di esibirsi.

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