C’è politica e politica. C’è chi la prende sul serio e chi ne sottovaluta la portata. Succede ai livelli romani, succede in periferia. Non stiamo a menare il torrone sulla necessità che, innanzitutto, i politici devono essere seri, preparati, consapevoli del loro ruolo. E degli esempi che danno. Salvo poi lamentarsi, quando sbracano, che la gente non va più a votare. Alle corte: soffermiamoci su Varese e Busto Arsizio, le città più importanti della nostra provincia, ne basta e avanza.
Nel capoluogo, la Lega, che sta all’opposizione, annuncia la presentazione di duemila e più emendamenti al bilancio di previsione. E’ il tentativo di mettere con le spalle al muro la maggioranza di centrosinistra. Ci sta. Se non fosse che duemila emendamenti sono una presa in giro: cosa mai avranno da emendare alle previsioni economiche di Palazzo Estense? Un’opposizione autorevole prenderebbe in considerazione i punti focali eventualmente, a suo giudizio, da correggere e migliorare, chiederebbe il legittimo confronto su questi e non alluvionerebbe l’attività istituzionale di richieste prossime allo scherzo: infatti, non siamo su Scherzi a parte. Così che sull’altro versante rispondano con la minaccia della convocazione “aperta” per tutto il mese di dicembre dell’assemblea civica, in modo da discutere uno ad uno gli emendamenti. Anche in questo caso, pare proprio uno scherzo. Ditemi voi se questo è il modo di fare politica e di coinvolgere la cittadinanza, senza dare la sensazione di trovarsi di fronte a una bischerata.
Busto Arsizio riesce a fare di più: il suo consiglio comunale primeggia in trasformismo. Dall’inizio del mandato sono già otto i consiglieri che hanno cambiato o stanno cambiando casacca. Un terzo dell’assemblea civica di Palazzo Gilardoni si è prodotto nel salto della quaglia, disciplina che, questa volta e a differenza di altre legislature, vede in ribasso persino i “campioni” di Camera e Senato, dove le percentuali di trasformisti sono più basse che a Busto Arsizio. Senza dimenticare che la lista potrebbe essere ancora più ampia, se non intervenissero questioni di opportunità professionale (e politica) che consigliano ad alcuni di rimanere fermi.
La migrazione è soprattutto verso il gruppo di Fratelli d’Italia, partito che acchiappa i consensi degli italiani e suscita le speranze di fare carriera, pur meschina che sia, di chi vi si accasa. Anche lontano da Roma. Poi c’è Forza Italia – compagine che non aveva più rappresentanti in Consiglio dopo che i suoi due eletti alle ultime amministrative le hanno inopinatamente girato le spalle – che sta vivendo una nuova stagione grazie ai ritorni e ai ripensamenti di un terzetto di consiglieri ora transitati dall’opposizione o da liste civiche sotto le sue insegne. Insomma, un rimescolamento delle carte che alimenta il chiacchiericcio su possibili rimpasti di giunta, richieste di poltrone e scorrettezze politiche all’interno dei singoli gruppi. Il tutto in funzione di riposizionamenti o opzioni sul futuro, fino alla disputa per la candidatura a sindaco. Gara nella quale eccelle la Lega locale.
Le conclusioni di quanto abbiamo raccontato ci sembrano pleonastiche, addirittura scontate. Se questa è la nuova politica, c’è un unico commento da fare, e lo ha già fatto parecchi decenni fa Ennio Flaiano: “La situazione politica è grave ma non è seria”.
