Ruffini a Varese apre al dialogo e affonda Schlein: «Sta tradendo la genesi del PD»

VARESE – «Elly Schlein è la segretaria di un partito e sta interpretando il ruolo mettendo in crisi la genesi di quel partito». Ernesto Maria Ruffini, la rasoiata la mette a segno nel finale della presentazione del suo libro Più uno, che si è tenuta ieri, mercoledì 5 novembre, a Palazzo Estense.

«Sono dichiaratamente di sinistra»

Chi ha passione politica, qualunque sia il suo orientamento, ieri ha perso una buona e rara occasione per assistere a un incontro in cui al centro c’era soprattutto il ragionare di politica, il riflettere sull’individuo troppo suddito e poco persona, sul senso di comunità e sul, per dirla in modo famoso, sul:”Non chiederti cosa il tuo Paese può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese”.

Ernesto Maria Ruffini non si nasconde, mette subito sul tavolo la sua carta d’identità politica e di appartenenza (non è un segreto, ma ha fatto bene). E poi apre a un ragionamento che giornalisticamente possiamo definire “da campo largo”. Ma non nel senso di tutte le sigle insieme che compongono il centrosinistra o dialogano con esso. Il suo è un campo di largo di persone che, prima ancora che il partito, mettono in gioco la senso di Comunità (C maiuscola).

Niente rischio democratico

Elucubrazioni del passato, direbbe qualcuno. Capacità di pensiero e di progettazione sociale, ci permettiamo di specificare. Riflessioni che spiazzano. Anche a sinistra. Soprattutto quando Ruffini dice, anzi sostiene, con vigore e in controtendenza con una parte di narrazione radical chic (e non solo), che «in Italia in questo momento non c’è alcun allarme democratico». Un passaggio forte, forse lasciato rotolare troppo in fretta in un Salone Estense che ha richiamato davvero un campo largo di personalità e pensieri politici.

Platea larga

C’erano il sindaco Davide Galimberti, ma anche il senatore Alessandro Alfieri, il consigliere regionale Samuele Astuti, gli assessori: Ivana Perusin, Cristina Buzzetti, Stefano Malerba, Roberto Molinari e Andrea Civati, il segretario cittadino del PD Manuela Lozza e l’ex Luca Carignola, Giuseppe Adamoli. Una delegazione bustocca composta dall’ex assessore Salvatore Loschiavo fondatore di PoliticaMente e Maurizio Artusa, Giorgio Merletti, ex sindaco di Arsago Seprio e già presidente di Confartigianato e membro del Cnel. E poi alcuni grandi democristiani, che in passato hanno avuto ruoli politici anche agli albori del centrodestra.

Tradita la genesi del Partito Democratico

Ruffini non ha dubbi: «La mia casa politica è il PD e il centrosinistra, per me, è il luogo in cui fare politica poiché, a differenza del centrodestra e con tutti i suoi difetti, resta l’area in cui agisce la politica dell’uguaglianza».

Non ha nemmeno dubbi anche sulla necessità delle regole, ma soprattutto sul fatto che «non basta avere e fare le leggi. In Italia il problema è chi le fa rispettare». E ancora: «Non è vero che il Governo non ha soldi. Le risorse ci sono e sono tante. La questione è come vengono impiegate. E l’esigenza di qualunque Governo, di destra o di sinistra, non è investire per far crescere il Paese e la ricchezza dei cittadini, ma spendere un euro in più semplicemente per dire “ci siamo anche noi“».

Infine, all’ultima curva dell’intervista, Ruffini, sferra il colpo. “È lei l’erede di Prodi?”, chiediamo. Risposta: «Prodi è Prodi e non ha eredi. Semmai è un esempio da seguire». “Allora è l’alternativa prossima di Elly Schlein?”, incalziamo. Risposta: «Schlein è la segretaria di un partito e sta interpretando il ruolo mettendo in crisi la genesi di quel partito. Il PD nasce per essere la sintesi di due pensieri, di due appartenenze la cui somma avrebbe dovuto fare tre. Ma se il risultato continua a essere due, significa che si sta tradendo la genesi che ha dato vita al PD e che non si vuole occupare quello spazio politico di azione che il partito ha, con la Schlein, rinunciato a occupare».

Ora, dire se Ruffini stia studiando da leader dei dem è presto. Per ora, lui conferma, di voler essere “enzima” di un dibattito che va anche oltre i confini del partito, con la filosofia del “Più uno” e dei comitati che stanno via via aumentando.

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