Asilo di San Macario, tutto fermo: a rischio le scadenze Pnrr. «La ditta non risponde»

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SAMARATE – Il 30 giugno è dietro l’angolo, praticamente: la data di scadenza imposta dal Pnrr per terminare e consegnare l’opera. Per questo motivo a Samarate cresce la «preoccupazione» che non si riescano a rispettare i tempi per la realizzazione dell’asilo di San Macario, piano che – complessivamente – supera il milione di euro di intervento. Il motivo: «La ditta incaricata, fino a prima di Natale, temporeggiava. Poi ha cominciato a non rispondere più al telefono», le parole dell’assessore ai Lavori Pubblici, Alessandra Cariglino.

Le richieste di Sac

Se ne è parlato ieri, 28 gennaio, in consiglio comunale. Su input del gruppo di maggioranza Samarate al Centro, che attraverso un ordine del giorno è tornato a sollecitare la giunta, questa volta sui temi legati al Pnrr. L’obiettivo era – è – far sentire la propria voce ai piani alti del governo, per rivedere scadenze, incrementare finanziamenti, attivare fondi per coprire i costi almeno nei primi anni di attività. Poi però il cerchio si è ristretto sull’asilo di San Macario.

Scadenze a rischio

Così Cariglino, a seguito dell’interruzione dei lavori e – come annunciato – dei tentativi vani di contattare l’azienda: «Ora c’è il problema per proseguire», ha detto. «Abbiamo chiesto il possibile per far garantire il rispetto dei tempi, dobbiamo incontrare l’impresa per capire le difficoltà. Ma ad ora non ci sono stati riscontri e non è piacevole avere un’opera compiuta a metà». Il governo suggerisce «di continuare», ha spiegato. Ma questo prevede una serie di passaggi che sono tutt’altro che scontati: «Si dovrebbe rescindere il contratto attuale e chiamare la società che è arrivata seconda alla gara. Ma poi bisogna vedere se c’è disponibilità a subentrare. E agli stessi costi». Insomma, nulla che dia certezze. Ora si attende, dunque, che possa effettivamente esserci un incontro con la ditta incaricata. E trovare una soluzione.

Il «dubbi» del centrodestra

Dal fronte delle opposizioni, il leghista Valentino Celotto ha chiesto chiarimenti, provando a far ritirare il documento in modo da «arrivare insieme a un parere condiviso sugli argomenti affrontati: che succede? Da tempo non ci sono aggiornamenti, abbiamo visto il cantiere avviato e subappaltato a un’impresa locale». Tutti «dubbi» che hanno portato a suggerire la convocazione di una Commissione per discuterne. Nemmeno emendare il testo a seduta in corso è bastato alle minoranze. Vito Monti (Fratelli d’Italia) è rimasto sulla stessa linea: «Non condividiamo il metodo». E il centrodestra ha lasciato l’aula.

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