SAMARATE – «Mi rifiuto di rispondere». Così Vincenzo Gerardi ha scelto oggi, venerdì 27 marzo, di non rendere esame (avvalendosi della facoltà di non rispondere) davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Busto Arsizio presieduta da Giuseppe Fazio che lo vede imputato per l’omicidio della moglie Teresa Stabile assassinata a coltellate lo scorso 16 aprile nel cortile condominiale di via San Giovanni Bosco a Samarate dove entrambi vivevano ma in alloggi separati. La stessa scelta, ovvero di avvalersi della facoltà di non rispondere, l’ha fatta anche Daniela Gerardi, sorella dell’imputato.
Nega premeditazione e stalking
Il pubblico ministero Ciro Caramore, che ha coordinato le indagini, ha quindi chiesto che fossero letti in aula i verbali degli interrogatori resi da Gerardi il 16 aprile davanti al Pm, subito dopo il fermo, e il 19 aprile davanti al Gip in sede di convalida. Da subito l’imputato – fermato in flagranza e reo confesso – pur ammettendo l’omicidio – e non potrebbe fare altrimenti – risponde negando sia lo stalking – contestato dall’accusa – nei confronti della moglie che aveva chiesto la separazione – scelta inaccettabile per l’uomo – che la pesante aggravante della premeditazione.
E così il Gps installato sull’auto utilizzata dalla vittima, che se lo vedeva comparire ovunque, non serviva per pedinare lei ma per assicurarsi di sapere dove fosse la macchina «tenevo molto alla macchina», ha risposto Gerardi. Quei giorni cancellati dal calendario con il 16 aprile messo ben in evidenza, che per l’accusa sostengono la premeditazione, era una sorta di conto alla rovescia «stavo facendo dei lavori in casa» e proprio il 16 aprile quei lavori li aveva ultimati. L’incontro con la moglie poi massacrata avvenuto per caso mentre lui buttava l’immondizia. Il litigio perché lei si rifiutava di parlargli poi il coltello estratto dalla tasca che Gerardi aveva sempre per caso visto che stava cercando di agganciare una bicicletta in garage.
Teresa rimase sempre cosciente
Sentiti in aula anche due conoscenti dell’imputato ai quali aveva prima detto di essere triste perché la moglie aveva chiesto la separazione e che poi chiamato al cellulare il giorno dell’omicidio dichiarando «ho ucciso mia moglie». L’avvocato Cesare Cicorella, parte civile per i figli della coppia, i genitori di Teresa sono assistiti dall’avvocato Manuela Scalia, ha invece a lungo sentito il medico legale che ha condotto l’autopsia sul corpo della vittima. In tutto 15 coltellate, cinque quelle letali, tutte concentrate nella zona del torace, due quelle che hanno raggiunto il cuore sufficienti da sole ad uccidere. Colpi inferti da distanza ravvicinata e con forza violenta: la lama del coltello ha superato la barriera costituita dai vestiti arrivando sino agli organi vitali. Ferite non nette ma «a coda di rondine. Il taglio non è stato retto, come un’incisione chirurgica, il coltello è stato girato dopo aver affondato il colpo». Poi la chiosa: «La signora Stabile è sempre rimasta cosciente. E’ rimasta cosciente sino agli ultimi istanti».
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