MILANO – Il futuro dello stadio di San Siro si fa più chiaro: il Tar di Milano ha respinto il ricorso presentato dal “Comitato Sì Meazza”, aprendo così la strada al Comune per procedere con la vendita della storica struttura calcistica e delle aree circostanti. Una notizia che farà tirare un sospiro di sollievo a molti, ma che sicuramente deluderà chi sperava di mantenere lo stadio nella sua forma attuale.
Le motivazioni del Tar
I giudici del Tribunale Amministrativo Regionale di Milano hanno motivato la loro decisione affermando che, in questa fase preliminare, non sono emersi elementi tali da far prevedere un esito favorevole ai ricorrenti. In pratica, le argomentazioni presentate dal Comitato non sono state considerate abbastanza solide da bloccare il processo.
Il ricorso mirava all’annullamento di diversi atti pubblici, tra cui le delibere relative al bando di acquisto dello stadio, il cui prezzo di vendita è stato fissato a 197 milioni di euro dall’Agenzia delle Entrate. Un punto cruciale del ricorso riguardava anche il parere della Soprintendenza sul vincolo per il secondo anello di San Siro, che dovrebbe scattare il 10 novembre.
Su quest’ultimo punto, il Tar ha specificato che le valutazioni della Soprintendenza, che individuano nel 10 novembre 1955 (data del collaudo provvisorio) il momento di riferimento per il calcolo dei settanta anni dalla costruzione, non appaiono implausibili. Questo significa che la data individuata per l’entrata in vigore del vincolo è considerata legittima.
Nessun pericolo immediato di demolizione
Un altro aspetto fondamentale affrontato dai giudici è stato il “periculum in mora”, ovvero il presunto danno imminente e irreparabile che il Comitato sosteneva potesse derivare dalla vendita. Il Tar ha giudicato questa argomentazione generica e ha sottolineato che la stipulazione del contratto di vendita dello Stadio Meazza non evidenzia di per sé un danno irreparabile, soprattutto considerando che la demolizione dello Stadio Meazza non potrà avvenire prima del 2030. Questo rassicura sul fatto che lo stadio non verrà raso al suolo nell’immediato futuro.
