SAN GIORGIO SU LEGNANO – Di seguito la nota diffusa oggi, lunedì 2 febbraio, dall’amministrazione comunale di San Giorgio su Legnano in risposta ai rilievi mossi dal gruppo di minoranza Uniti per San Giorgio sull’affidamento della gestione del Pala Bertelli (nella foto).
Negli ultimi giorni il gruppo Uniti per San Giorgio ha diffuso due lunghi documenti nei quali si elencano presunte irregolarità, conflitti di interesse, inversioni procedurali e mancanze amministrative nell’ambito del procedimento di assegnazione del palazzetto dello sport di San Giorgio su Legnano (comunemente noto come Pala Bertelli). Un lavoro certosino, senza dubbio. Ma davvero questo è il punto? Davvero il futuro del Pala Bertelli si riduce a un esercizio di incastri normativi? Davvero l’interesse pubblico si misura con un cronometro che stabilisce chi firma prima e chi firma dopo?
L’amministrazione non ignora la complessità normativa. Sappiamo che le regole sugli impianti sportivi sono intricate, stratificate, spesso pensate per contesti molto più grandi del nostro. Non abbiamo la presunzione della perfezione. Ma là dove la norma lascia spazi è doveroso utilizzarli per perseguire scelte a vantaggio della collettività. La domanda vera però è un’altra: la scelta politica compiuta è giusta per San Giorgio? Noi rispondiamo senza esitazioni: sì. Perché amministrare non significa limitarsi a interpretare norme. Significa decidere. Significa assumersi responsabilità. Significa guardare agli effetti reali delle scelte, non solo alla loro forma.
Le incognite di una procedura di gara
La minoranza pontifica dall’alto della sua irresponsabilità che la scelta fatta presenta elementi di criticità nell’applicazione delle norme. Ci chiediamo che cosa avrebbero fatto se malauguratamente fossero stati loro ad amministrare: avrebbero optato pilatescamente per una gara? Forse con meno coraggio politico sarebbe stata una soluzione più semplice. Ma a quale prezzo?
La minoranza ripete che sarebbe stato meglio esperire una procedura comparativa. Ma si è chiesta quali avrebbero potuto essere gli effetti? Ha valutato tutti gli scenari? Sarebbe stato indifferente affidare ad un soggetto esterno, interessato allo sfruttamento della struttura e uccidere la realtà di una società sportiva che porta il nome di San Giorgio in giro per l’Italia? La risposta è semplice: non ha valutato nessuno scenario, perché lo scopo non è il bene della nostra piccola comunità ma mettere in cattiva luce chi amministra.
La Sangiorgese non è un soggetto privato qualunque
Scelte poco lungimiranti possono demolire il valore dell’associazionismo e delle realtà sportive del nostro territorio: che, invece, è un vanto per la nostra piccola realtà. È grazie al volontariato e alla collaborazione di tutte le nostre realtà, sportive e non, che sono possibili risultati come il Campaccio e come l’eccellenza sportiva che tutti ci riconoscono in ogni ambito, non solo nel basket. La Sangiorgese Basket è una società sportiva dilettantistica senza scopo di lucro che funziona grazie a chi crede e finanzia un progetto sportivo che porta benefici ai giovani dei nostri territori. È una realtà fatta di persone che donano tempo, competenze e spesso anche risorse proprie. È fatta di volontari che non cercano un tornaconto, ma un risultato: far crescere i ragazzi, far vivere lo sport, far respirare la comunità. E allora chiediamocelo: dov’è l’interesse privato quando nessuno guadagna nulla? Dov’è il conflitto quando l’unico “vantaggio” è lavorare gratis per gli altri?
La consigliera che si è astenuta – in via precauzionale su richiamo della minoranza – è la stessa che da anni fornisce le proprie prestazioni professionali gratuitamente per la Sangiorgese e per gli eventi del territorio. Non per sé. Per i ragazzi. Per il nostro paesino. Dove sta l’interesse personale? Qual è il vantaggio illecito che otterrebbe?
Preservato un presidio educativo
Qui non parliamo delle battaglie fatte dai consiglieri di Uniti per San Giorgio per il Pgt, dove gli interessi erano concreti e confliggenti con il bene della collettività. La minoranza sostiene che l’intervento sul Pala Bertelli non sarebbe di interesse pubblico perché orientato a un uso “specialistico”. Ma davvero l’interesse pubblico si misura contando quanti residenti giocano in una squadra? Davvero si riduce a un foglio excel con le fasce orarie? Pensate che una società sportiva possa reggersi solo su ragazzi residenti? Ma avete presente le dinamiche demografiche?
L’interesse pubblico è molto di più: è preservare un presidio educativo, è sostenere una realtà che forma giovani, è evitare che un impianto comunale finisca in mani estranee, è proteggere un patrimonio che non si ricostruisce con un bando. E allora chiediamocelo: che cosa serve davvero alla nostra comunità? Un palazzetto aperto a chiunque senza nessuna visione o un progetto che appartiene a San Giorgio?
Amministrare vuol dire anche rischiare
Noi non dimentichiamo che le attuali critiche vengono da chi nel 2011, allora assessore allo sport, ha stipulato una convenzione decennale. Servono scelte coraggiose, non scorciatoie: la nostra decisione non è stata la più facile. La più facile sarebbe stata non decidere. O nascondersi dietro i formalismi. Ma amministrare significa guardare oltre il presente. Significa proteggere ciò che rende una comunità viva. Significa scegliere, anche quando scegliere espone a critiche. Ogni tanto bisogna avere il coraggio di fare ciò che è giusto: anche rischiando.
I documenti della minoranza sono pieni di tecnicismi, ma vuoti di visione. Non dicono che cosa sarebbe meglio per la città. Non spiegano come una gara migliorerebbe la vita dei cittadini. Non considerano i rischi reali di perdere un patrimonio sportivo unico. Noi abbiamo scelto diversamente. Abbiamo scelto di proteggere la Sangiorgese Basket applicando le possibilità offerte dalla nuova riforma dello sport (D. Lgs. 38/2021) che agevola gli affidamenti alle associazioni e alle società sportive dei territori. Abbiamo scelto di proteggere la comunità. Abbiamo scelto di proteggere il futuro.
Perché l’interesse pubblico non è una formula. È un impegno. È una responsabilità. È una scelta. E noi l’abbiamo fatta.
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