Omicidio Saronno, in aula ancora il nodo della capacità di intendere dell’imputata

SARONNO – Resta la capacità di intendere e di volere di Elena Pagani al centro del processo per l’omicidio aggravato di Romolo Baldo, l’86enne padre del compagno ucciso il 9 giugno 2025 nella villetta di Saronno dove i tre convivevano. Nell’udienza davanti alla Corte d’Assise di Busto Arsizio sono stati ascoltati consulenti e psichiatri che hanno ricostruito il quadro clinico dell’imputata.

Totale scompenso psicotico

Il consulente della difesa, guidata dall’avvocato Angelo Murdolo, ha sostenuto che la donna è affetta da un disturbo psicotico caratterizzato da episodi ricorrenti, preceduti da un persistente disturbo di personalità e aggravati dall’interruzione delle terapie farmacologiche. A suo giudizio, al momento del delitto Pagani era in uno stato di “totale scompenso psicotico”, incompatibile con la capacità di intendere e di volere, pur ritenendo compatibili con tale quadro comportamenti come la telefonata al compagno subito dopo i fatti e la richiesta di consultare il proprio avvocato.

Secondo il consulente, avrebbe contribuito al progressivo peggioramento anche il contesto familiare, definito “disfunzionale”, in cui la donna viveva da anni con il compagno e l’anziano padre di lui.

Nessuna ricaduta

Diversa la valutazione del responsabile del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura di Saronno, che segue attualmente l’imputata. Lo specialista ha riferito di non aver riscontrato particolari psicopatologie oltre a un episodio psicotico breve e ha evidenziato che la donna, sottoposta a terapia farmacologica, non ha manifestato nuove ricadute nonostante lo stress legato al procedimento giudiziario.

La richiesta di rito abbreviato

In aula si è discusso anche dell’eventuale ricovero in una Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), ipotesi sulla quale la Corte ha disposto ulteriori approfondimenti. Al professionista del Cps di Saronno che segue l’imputata, peraltro, non è mai stato chiesto, secondo quanto ha dichiarato davanti alla Corte, di esprimersi rispetto all’ipotesi della REMS per Elena Pagani. La Corte ha quindi deciso di riascoltare, sul punto, il perito incaricato dall’Assise. La difesa ha inoltre rinnovato la richiesta di rito abbreviato, sostenendo che il dibattimento avrebbe fatto emergere dubbi sulla contestata aggravante della minorata difesa, anche alla luce di lesioni riscontrate sull’avambraccio dell’imputata ritenute compatibili con un tentativo di reazione della vittima.

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