Scamacca non è Pelè

nazionale scamacca svizzera
La Svizzera ci ha aggrediti. E umiliati

Peo Maroso, storico allenatore del Varese dell’epoca d’oro, era solito giustificare gli insuccessi della squadra biancorossa ricordando che Ciceri, un attaccante degli anni Settanta, non era Pelè. Appunto, anche Scamacca non è Pelè. Ce ne siamo resi conto ieri, sabato 29, sul “far della sera”, quando gli Svizzeri, sinora conosciuti soprattutto per la loro abilità nel costruire orologi a cucù e per la produzione dell’emmental, hanno preso a bastonate la Nazionale, umiliandola e buttandola (buttandoci) fuori dagli Europei. Non occorre essere esperti di calcio (anche se, per definizione, in Italia siamo tutti commissari tecnici) per ipotizzare che una Pro Patria qualunque, e non ce ne vogliano i tifosi bustocchi, avrebbe fatto meglio degli Azzurri.

Che cosa è successo? Leggiamo i giornali di oggi: l’unico che si salva dal naufragio è Donnarumma, per tutti gli altri i commenti sono impietosi. Qualche giornalista grida allo scandalo, e forse non esagera. “Siamo precipitati nel terzo mondo del calcio dopo due Mondiali mancati” scrive il Corriere della Sera. Responsabilità di chi? Di un CT che filosofeggia, si perde in circonlocuzioni che si fa fatica a seguire: parole, parole, per il momento soltanto parole. Eppure, Spalletti ha una importante carriera alle spalle, ha vinto lo scudetto col Napoli, ma fare il selezionatore di una nazionale non è come allenare una squadra di club, probabilmente. A maggior ragione se non hai a disposizione Totti, Del Piero, Baggio, Vieri, Chiellini e tutti gli altri che hanno fatto grande l’Italia del calcio, quando l’hanno fatta grande.

Una questione tecnica, dunque, che coloro che ne sanno più di noi avranno modo di approfondire con cognizione di causa. Ma è anche una questione di carattere. Li abbiamo visti tutti i nostri eroi, detto in senso ironico, arrendersi di fronte alle folate dei rossi elvetici, esprimere il loro valore (?) con passaggi corti e improduttivi a centrocampo, per liberarsi in fretta del pallone quasi avessero paura. Ecco, la paura ci pare essere un limite enorme di questa squadra. Le è mancato il coraggio, non ha saputo osare, non ha voluto osare. Non s’è impegnata, non ha corso. Il fallimento tecnico ne è stata la conseguenza.

Per diventare un campione, lo scrive Aldo Cazzullo, “non bastano tatuaggi, milioni, procuratori, veline, auto sportive e scommesse on line (…). Per diventare non dico un campione ma un atleta di valore devi costruirti anche come uomo”. E non serve rinchiudersi in ritiri vietati a chiunque, in primis ai giornalisti considerati come paria, convinti di essere irragiungibili e intoccabili, gente di lignaggio che nessuno può e deve disturbare; occorre crescere, formarsi, leggere e imparare che la palla (qui è il mitico Gianni Brera a istruirci) è subdola, non ha spigoli, non ha facce e rotola. Proprio come la vita.

nazionale scamacca svizzera – MALPENSA24