Non per fare un dispetto a Silvia Sardone che alcuni giorni fa si è lamentata del fatto che sui giornali escono soltanto articoli che parlano di beghe interne, ma non possiamo far finta che nella Lega non stia accadendo nulla in quanto a beghe interne, appunto. Le dichiarazioni di Massimiliano Romeo e Attilio Fontana, intervistati alla Versiliana di Marina di Pietrasanta da Cesare Zapperi del Corriere della Sera, confermano i disagi (eufemismo) che caratterizzano il partito che fu di Umberto Bossi e il desiderio, nemmeno troppo velato, di un cambio di passo rispetto alla linea fortemente nazionale imposta da Matteo Salvini. Desiderio che per la componente nordista del movimento, rappresentata tra gli altri proprio da Romeo e Fontana, sarebbe (è) una necessità per evitare il tracollo elettorale.
Le istanze del Nord
I termini dello scontro sono noti: al Capitano si chiede più attenzione alle istanze delle regioni del Nord, in sostanza il recupero della cosiddetta questione settentrionale, un ritorno più o meno deciso, benché adattato alle esigenze politiche del momento, alle origini della Lega e, infine, una segreteria allargata, una sorta di direttorio che “discuta collegialmente” le scelte future, le alleanze, gli incarichi e, possibilmente, le candidature. A Salvini non si chiede esplicitamente un passo indietro, ma perlomeno un passo di lato in un contesto che, visto così, ha tutta l’aria di un suo commissariamento.
Sondaggi impietosi
In soccorso del segretario sono subito arrivarti i salviniani più duri e puri, che cercano di minimizzare, delegittimandole, le contestazioni interne. Ma il problema c’è, eccome. Lo sottolineano i governatori del Nord, lo ribadiscono il presidente della Lombardia e il capogruppo al Senato, lo certificano seppure indirettamente i sondaggi che danno la Lega sotto il 5 per cento dei consensi, più giù rispetto alle percentuali di Futuro nazionale, il neo partito del “traditore” Roberto Vannacci.
Si avvicina Pontida
Detto ciò, tra un mese è in agenda il tradizionale raduno di Pontida, annunciato da uno striscione comparso proprio sul sacro pratone. “Lega rinnovata o una Pontida di rivolta”. Non esattamente un messaggio rasserenante. Matteo Salvini è ora richiamato alle sue responsabilità di segretario. Certo, alle viste non c’è, quanto meno imminente, una scissione, ma incombe l’annuncio di una associazione che si richiami al federalismo, in pratica una corrente in cui confluiscano tutti coloro che ritengono indispensabile che la Lega torni ad essere la voce dei territori. Con Fontana e Romeo, ci sono anche Fedriga, Fugatti e Zaia. Con particolare attenzione per l’ex governatore del Veneto, che molti vorrebbero nuovo segretario.
Chi vuol bene alla Lega
La partita è apertissima, le soluzioni sono nelle mani proprio di Salvini, di chi se no? La sua prima risposta è un sì al confronto e un no all’ipotesi di cambiare la leadership. “Non mi sono mai opposto al dibattito, è qualcosa che ho intenzione di fare da mesi” ha sostenuto, precisando che non servivano le polemiche di queste settimane per arrivare a questa proposta. “Non mi sono mai tirato indietro rispetto a chi vuole costruire e a chi vuole il bene della Lega” ha ribadito ancor prima della Versiliana. La linea del segretario resta quella di discutere nei luoghi appropriati e di arrivare uniti a Pontida. Sufficiente per placare i ribelli? Difficile supporlo alla luce di quanto è stato sinora detto e, soprattutto, per la constatazione che a questo punto, per dirla con una frase fatta, il dato è tratto. Se Salvini è tra quelli che “vogliono bene alla Lega” dovrà pur trarre le conclusioni.
Romeo e Fontana dettano la linea a Salvini: «Rinnovamento o fine della Lega»
