«Nella nostra scuola non c’è spazio per il bullismo»: a Varese l’esempio virtuoso

scuola bullismo varese
Sul palco le "peer educator" dell'Ipc Einaudi di Varese

VARESE – «L’idea della nostra scuola è quella di prevenire, tanto che non abbiamo problemi di bullismo e cyberbullismo a scuola, perché su qualunque problema noi agiamo in chiave preventiva». È una realtà virtuosa quella dell’Ipc Einaudi di Varese, come emerge dalle parole del dirigente scolastico Samantha Emanuele. Un istituto che ha messo in pratica una serie di azioni, che hanno visto protagonisti gli stessi ragazzi, riuscendo a frenare un fenomeno odioso come quello del bullismo. Strategie al centro di un incontro che si è svolto stamattina, mercoledì 7 maggio, al Cinema Teatro Nuovo di Varese (nel video qui sotto il riassunto della mattinata).

L’importanza della prevenzione

«Questo convegno – ha sottolineato la dirigente – nasce come formazione agli studenti, ai genitori e ai docenti. Nasce proprio per trasmettere quelli che possono essere i rischi legati al bullismo e al cyberbullismo, perché abbiamo visto che una formazione soltanto in caso di emergenza non funziona, ci vuole una formazione strutturata». La prevenzione è dunque il punto di partenza, anche attraverso strumenti come un vademecum informativo pensato per i ragazzi: lo ha illustrato Vito Natale, animatore digitale dell’istituto Einaudi. «È pensato per educare, far conoscere e dimostrare che in questo momento il benessere degli studenti è una priorità dell’istituto. L’arma che hanno a disposizione gli educatori è l’informazione. Quindi il vademecum nasce con l’intenzione di portare a conoscenza il fenomeno e sensibilizzare su quelle che sono le cause e dare un messaggio che non si è più soli, ci sono gli strumenti e quindi è il caso di non fare più finta di niente».

La peer education

La referente bullismo e progetti prevenzione dell’Einaudi, Maria Rosaria Maggio, ha illustrato le azioni concrete promosse dalla scuola, a partire dai laboratori di prevenzione in collaborazione con il consultorio Gulliver di Varese. Quindi il progetto di peer education, dove sono i ragazzi stessi a interagire con i loro coetanei. «I nostri studenti delle classi terze seguono una formazione pomeridiana per diventare peer educator e loro diventano veicolo di trasmissione di questi messaggi di prevenzione ai loro pari – ha spiegato – organizziamo gli ingressi dei peer nelle classi prime e seconde perché da Ats abbiamo queste linee guida la cui validità è stata ampiamente dimostrata. Lavorando con la peer education riusciamo ad arrivare meglio agli studenti più piccoli».

Uno sportello per le vittime

Un altro strumento di prevenzione è uno sportello psicologico a cui gli alunni possono accedere in caso di situazioni di sofferenza. Quindi l’ultimo progetto appena attivato, con il Comune di Varese come ente capofila. Presso l’istituto nascerà uno sportello vittima. «Un luogo di ascolto e dove avere una consulenza di tipo psicologico e anche di tipo legale nel caso in cui fosse necessario», ha detto Maggio. Al centro della mattinata anche testimonianze esterne, come quella della ex senatrice Elena Ferrara, promotrice della legge 71 del 2027 “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”. «Sono qui – ha detto – perché ancora io voglio, a distanza di 8 anni, continuare a parlare con i ragazzi, dire quali sono i diritti e i doveri che sono presenti nelle leggi che sono state inaugurate in questi periodi, anche leggi regionali, la Lombardia ha una legge anche lei del 2017». E poi lo sport, con la voce di Vincenzo Chiavetta, psicologo dello sport nelle giovanili della S.S. Lazio. «L’allenatore, più che un tecnico, prima di tutto deve essere un educatore. Se tra i genitori e la società sportiva si crea un’alleanza seria i fenomeni di bullismo si indeboliscono».

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