di Gian Franco Bottini
Eppure non ci aveva per nulla urtato quella pubblicità che titolava “La prima volta che sei rimasto senza parole”, mostrando un bimbetto, di 7/8 anni, che a bocca aperta ammirava dal basso all’alto una bella ragazza in minigonna che ballava sorridente sopra una specie di cubo. Chiariamo che la minigonna era di quelle che vediamo quotidianamente per le nostre strade, che nulla si intravedeva di indumento più intimo e che solo una fervida immaginazione, più “adulta”, poteva trovare motivo di più “spinte” fantasie.
E’ stato comunicato che lo spot veniva sospeso secondo un certo articolo del Codice di autodisciplina della comunicazione commerciale, evocato da una giornalista notoriamente a caccia di visibilità, perché “sessualizzante” per un minore. Non abbiamo interessi commerciali nella faccenda e accettiamo la decisione, senza comunque capirne la ragione e non mancando di rilevare tutta l’ipocrisia contenuta, trattandosi di una situazione del tutto normale nella quotidianità.
Anzi, per essere sinceri, lo spot “saltava all’occhio”, mescolando gradevolmente allusività, ingenuità e spontaneità; avendo nulla a che fare, per esempio, con il fastidio (e perché no con la volgarità) di tante altre situazioni di quotidiana visione televisiva che, in particolare nelle ore del “desco familiare”, ci vengono propinate dai vari canali, per promuovere le proprietà di pannolini di vario genere, rimedi per disturbi intimi, soluzioni per carenze viscerali, perdite “idrauliche” e altro ancora, senza farci mancare la visione di casalinghe disperate sedute sul W.C. di famiglia.
Ma se questo piccolo episodio, infarcito di ipocrisia, risultasse uno stimolo per un esame più generale su quanto la comunicazione, in tutte le sue forme e con tutti i suoi mezzi, si sia vieppiù imbarbarita, allora potremmo dire che a qualcosa è servito. Se un analogo codice di “autodisciplina nella comunicazione”esistesse, per esempio, per la politica forse non assisteremmo più alle esternazioni salviniane arricchite con la vasta gamma di termini tratti dall’ampio lessico sessuale di cui lui dispone. E non assisteremmo nemmeno più alla sorprendente immagine della seconda carica dello Stato che con le dita delle mani nell’eloquente posizione “a cerchio” risponde, con l’inevitabile sottotitolo “Vi faccio un……così!”, a chi gli stava cantando “O bella ciao”sotto il naso, durante una manifestazione pubblica. E persino Trump, oltre ad altre colorite sortite, avrebbe evitato di invitare i Grandi della terra a “baciargli il deretano” per implorare pietà sui dazi. Anche perché, nel caso specifico, vista la rapida retromarcia che ha dovuto fare nei confronti della Cina, la cosa potrebbe aver funzionato a boomerang, costringendolo a sua volta a poco gradevoli effusioni con qualche “lato B” a mandorla.
Per andare più lontano, se il “codice di autodisciplina nella comunicazione politica” fosse esistito non sarebbe nato, e per parecchio tempo sopravvissuto, il mito del bossiano“celodurismo” leghista o più recentemente il Presidente della Campania non si sarebbe permesso di dare della “st..za” alla nostra Premier. Ma questo codice per i politici non esisterà mai, perché se si usano certe rozzezze dialettiche significa che si valuta che esse diano soddisfacenti risultati di apprezzamento. Il resto non conta. L’aggressione verbale, la forzatura delle convenzioni, il dispregio del “buongusto”, la banalizzazione dell’insulto, se vengono da chi viene visto come un riferimento non possono che fare proselitismo e devono essere considerate un tipo di “violenza”, facilmente assorbito soprattutto dalle menti più giovani, per risultare poi “brodo di coltura” anche per violenze più fisiche.
E queste osservazioni possono valere anche per i giornalisti, ai quali un Uomo vestito di bianco, ha recentemente rivolto l’invito a “disarmare le parole”. Siamo certi che Lui lo chiederà anche ad altri. Per intanto, personalmente, non ci resta che rammaricarci per il ragazzino dello spot che, brutalmente tolto di mezzo da una “curatesca” ipocrisia, non ha avuto il tempo di crescere per realmente “sessualizzarsi”, come suo diritto, secondo natura.
bottini pubblicità politica – MALPENSA24
