SESTO CALENDE – «Se può essere discutibile la forma e il metodo con cui si è espressa questa dimostrazione di protesta, resta il fatto che ciò che sta accadendo a Gaza – come tante volte Papa Francesco aveva denunciato, e ora anche Papa Leone – è qualcosa di assolutamente disumano e inaccettabile, che va contro i diritti umani più elementari». Sono le parole di don Luciano Andriolo, parroco di Sesto Calende. Commenta così il blitz dei giovani attivisti di Palestina libera, che ieri – 23 luglio – hanno imbrattato l’insegna che sovrasta i cancelli d’ingresso alla Leonardo.
Il messaggio di don Luciano
Ieri mattina, cinque antagonisti si sono arrampicati sul tetto della guardiola della sede sestese della Leonardo. Hanno esposto la bandiera della Palestina e hanno scritto con la vernice rossa: «Produce genocidio», contestando l’azienda – come già successo lo scorso 28 ottobre agli stabilimenti di Vergiate – per le forniture militari al governo Netanyahu.
Una vicenda che ha immediatamente generato reazioni. E anche il parroco di Sesto – che quelle zone le conosce bene perché alle spalle ha anche un’esperienza maturata in missione a Gerusalemme – è intervenuto. Lanciando un messaggio: «Solo un’opinione pubblica più coraggiosa e condivisa può arginare una modalità antistorica di affrontare le tensioni e i conflitti in atto, che spesso lo sappiamo bene nascondono interessi economici enormi, dei quali a pagare il prezzo più alto sono le popolazioni civili e soprattutto i poveri». E ha aggiunto: «Un’autentica coscienza cristiana non può tacere e non può non prendere una posizione per la quale non è sufficiente parlare di pace senza considerare che non ci sarà mai pace senza giustizia. E la giustizia, per definizione, non può che essere per tutti. Tanto più ad esistere come persone e come popoli».
“Palestina libera”, vernice rossa alla Leonardo di Sesto. Blitz degli antagonisti
