Siria, chi vince chi perde. Vietato l’ottimismo

siria pellerin futuro

di Ivanoe Pellerin

Cari amici vicini e lontani, mi sembra alquanto prematuro essere ottimisti circa il futuro della Siria, terra bellissima con i siti archeologici di Palmira e Ugarit e i centri storici di Damasco, Aleppo e Hama, e difficile con la devastante guerra civile scoppiata dal 2011, ora che i ribelli hanno rovesciato il terribile e sanguinario regime di Bashar-al-Assad. Ricordo come l’Occidente abbia sostenuto le rivoluzioni arabe contro altri tiranni come Ben Alì o Gheddafi credendo in un futuro più prospero e libero per quelle nazioni con l’idea che il dittatore è sempre cattivo e i ribelli sempre buoni. Ma occorre riflettere che questo corrisponde più alle nostre speranze che non alla realtà.

L’ex premier estone Kaja Kallas, il Commissario della politica estera UE, si è affrettata a definire la caduta di Assad “… uno sviluppo positivo e atteso da tempo.” A me sembra un ottimismo eccessivo e fuori luogo. Il buio retropensiero che circola dalle nostre parti è che il nemico del mio nemico è mio amico. Ma è davvero così? Ho molti dubbi in proposito. Il leader di questa rivoluzione è tale Abu Muhammad Al Jolani che prima di entrare a Damasco alla testa del gruppo definito Hayat Tahrir al Sham (Hts), organizzazione salafita-jihadista, si destreggiava tra Isis e Al Qaida. Hts è stato definito (fino a ieri) dagli USA, Unione Europea e Nazioni Unite come un gruppo terroristico che non ha mancato di esultare per la drammatica mattanza del 7 ottobre e che aveva dichiarato qualche anno fa di combattere per poter ristabilire la Sharia nei territori “liberati” dalla tirannia di Assad. Adesso Al Jolani vuole rassicurare il mondo (?) che non è così e che avrà un “atteggiamento” moderato tanto da consentire alle donne di poter “…guidare, studiare e di non portare il velo”. Peccato che nel 2020 l’Alto Commissario ONU per i diritti umani Ravina Shamdasani avesse denunciato che i gruppi armati del Nord della Siria, tra i quali Hts, avevano imposto regole e condotte che violavano i diritti umani.

Dopo Assad e Al Jolani, il terzo attore di questa Siria è il Fds (Forze Democratiche Siriane), un miscuglio di milizie curde che governano il Nord-Est del paese, sostenute dagli USA nella guerra all’Isis. A fronte dell’avanzata di Al Jolani, l’Fds ha cercato di consolidare le proprie posizioni nel timore di essere attaccate dai filoturchi. Evidentemente non si fidano e cercano appoggi internazionali. Insomma c’è grande paura fra le minoranze armene, cristiane, alawite, sciite. Ciò è anche motivato dalla grande confusione poiché sono presenti gruppi di jihadisti, elementi filoturchi, curdi del PKK, non pochi affiliati dell’Isis, tribù beduine ed anche mercenari stranieri. Non si comprende chi è alleato con chi. Per tutte queste ragioni l’entusiasta Kallas dovrebbe forse essere più prudente nello schierarsi a favore dei nuovi padroni della Siria.

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Ivanoe Pellerin

I grandi perdenti di tutto questo insieme sono certamente la Russia e l’Iran. I ribelli di Al Jolani hanno garantito la “sicurezza” delle basi militari e delle istituzioni diplomatiche russe dopo che fonti del Cremlino hanno dichiarato di aver concesso asilo politico al presidente deposto e alla sua famiglia per “ragioni umanitarie”. Mosca afferma che al momento i militari presenti nella base aerea di Khmeimim e nel porto di Tartus, concessi all’Unione Sovietica nel 1971, non hanno lasciato i loro posto e restano in stato di allarme. La Russia aveva salutato il suo intervento militare nella guerra civile siriana come un’affermazione sulla scena internazionale volendo espandere la propria influenza in tutto il Medio Oriente. Ora la caduta di Assad, l’alleato fondamentale di Mosca nell’area, ha inferto un duro colpo alle ambizioni dell’orso russo.

L’Iran, dopo le devastanti incursioni della forza aerea israeliana sugli aeroporti militari, sui siti di lancio dei missili e droni, sui depositi di armi e munizioni, dopo che Tsahal (l’esercito israeliano) ha ridimensionato pesantemente la forza militare di Hezbollah e Hamas, dopo l’incredibile operazione del Mossad con la deflagrazione dei cerca-persone, ha visto svanire il disegno di distruggere Israele iniziato con la mattanza del 7 ottobre e si trova oggi in una pessima posizione sia politica che militare.

Netanyahu ha mandato l’esercito nella zona demilitarizzata del Golan (dalla quale pare venga Al Jolani) per bloccare le possibili infiltrazioni jihadiste ed ha ordinato raid aerei sui depositi di armamenti abbandonati dall’esercito siriano per evitarne la caduta in mani ostili. A questo si aggiunga i ragionevoli timori di una riapparizione di elementi dell’Isis che potrebbe accogliere nelle proprie fila i delinquenti ed i tagliagole presenti fra coloro che sono stati liberati dalle carceri di Aleppo, Damasco, Homs e Hama. Lo stesso scenario che abbiamo visto dopo la dipartita di Gheddafi.

È ovvia la domanda che tutti si pongono. Adesso cosa succederà in Siria? Nonostante le “moderate” dichiarazioni di Al Jolani, il talebuoni siriani (come li chiama l’ottimo Biloslavo) seguiranno un copione simile a quello dei cugini di Kabul? Oppure per adesso si accontenteranno di gestire l’enorme territorio con le ricchezze annesse cercando di confermare e di irrobustire la relazione con il grande protettore, cioè la Turchia, che ha avuto un ruolo tutt’altro che marginale? Cercheranno di presentarsi con l’”abito buono” sulla scena internazionale?

Mohammed al Bashir classe ’83, scelto dal capo dei ribelli jihadisti come primo ministro della transizione in Siria, è un ingegnere elettronico laureato in Sharia, la dura legge del Corano. Potrà non confermarla sul territorio in mano ai vincitori? Inoltre non sarà facile pacificare questo paese, un puzzle di etnie, confessioni, ma soprattutto di gruppi armati di varia origine e vocazione con intenzioni le più diverse. Annoto che lo sconfitto stato islamico non è mai morto ed ha ancora basi e cellule soprattutto nella zona di Palmira.

Cari amici vicini e lontani, è abbastanza grande il rischio che la Siria si balcanizzi con milizie contrapposte o si spezzi in due come è successo in Libia. L’altro pericolo ugualmente mortale per l’Europa è che dalla Siria che si affaccia sul Mediterraneo partano cellule armate che compiano attentati in giro per i paesi occidentali. Anche per questo l’UE e tutti noi dovremmo essere molto prudenti nell’esaltare la vittoria dei ribelli.

siria pellerin futuro – MALPENSA24

 

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