Skoda Titan Desert, come la Parigi-Dakar però a pedali. Al via 500 biker

ghisalberti marocco biker

di Claudio Ghisalberti

MERZOUGA (Marocco) – Un ritorno alle origini. È con questo slogan che prende il via giovedì 1 maggio dall’oasi di Merzouga la ventesima edizione della Skoda Titan Desert, maratona ciclistica in mountain bike a tappe. Sei le frazioni in programma, martedì 6 la conclusione a Maadid. 

Siamo a sud-est del Marocco. Il confine algerino è a un tiro di schioppo. Merzouga è una delle porte del deserto, a poca distanza dalle meravigliose dune di Erg Chebbi, le più alte di questa infinita distesa di sabbia, che i ciclisti dovranno affrontare nella prima frazione. La conosciuta Marrakech è lontana, quasi 600 chilometri. Ancora più distanti le spiagge di Agadir, a quasi 700. In questa oasi vennero girate le scene finali di Marrakech Express, capolavoro di Gabriele Salvatores. 

DAKAR A PEDALI

L’idea di questa manifestazione è quella di ripercorrere filosofia, emozioni e difficoltà delle prime epiche Parigi-Dakar, però a pedali. Contano più il viaggio, ovvero la partecipazione, e la meta del risultato finale. Il fossile che riceveranno i titanes, ovvero tutti quelli che riusciranno ad arrivare in fondo, sarà un trofeo da esporre in salotto con molto orgoglio. In questa avventura i circa 500 biker, in rappresentanza di 32 Paesi, dormiranno sempre in accampamenti, divisi in 230 “haimas”, tipiche tende berbere. Le varie “camere”, ognuna per tre persone, per una sorta di privacy sono separate una dall’altra solo da un telo o da un tappeto. In comune anche la mensa a base di cucina locale. Niente carboidrati, aminoacidi o chetoni; solo agnello, pollo e cous cous. Banane, nel caso.  E tanta sabbia, perché qui la sabbia si mangia anche. Entra ovunque. La vigilia è infatti stata segnata da una tormenta, cielo grigio e compatto, vento forte che ti sposta, arena che fa stridere i denti. E le previsioni meteo sono uguali anche per la prima tappa. Non sarà facile avanzare tra le raffiche e questa specie di finissima nebbia di polvere. Per cercare di recuperare più energie possibili oggi i ciclisti sono stati per lo più sdraiati, sui tappeti stesi ovunque, a gambe sollevate. 

I NUMERI

Tornando ai numeri: saranno 560 i chilometri di gara, 4.100 i metri di dislivello positivo; 830 le persone legate alla corsa, 98 veicoli, 5 camion e 2 rimorchi, 20mila le tonnellate di materiale con 250mila litri di acqua e 700 chili di pasta. La sicurezza è in mano a 15 tra medici, infermieri e fisioterapisti che seguiranno la corsa con 5 mezzi e 2 ambulanze, ospedale da campo di 100 metri quadrati. Per la sicurezza ci sarà anche un elicottero.

I FAVORITI

I favoriti della vigilia si dividono tra ex pro e specialisti del deserto. Il numero 1 sarà sulla schiena dello spagnolo Luis Leon Sanchez dominatore lo scorso anno della Titan World Series con trionfo qui in Marocco e in Arabia. Però attenzione anche al connazionale Luis Angel Matè, al francese Sylvain Chavanel e al costaricano Andrey Amador. Tra gli specialisti della sabbia, Josep Betalù (che con 4 successi è con Roberto Heras recordman), Fran Herrero e Oscar Pujol. Tra le donne, assente l’olandese Tessa Kortekaas, dominatrice in passato di queste gare, favorita la spagnolo Pilar Fernadez. Ramona Gabriel e Annabel Fisher, sulla carta, le sue grandi avversarie. Cinque gli italiani in gara: Flavio Zanca, Massimiliano Betti, Giuseppe Paolino, Rudi Coduri (cat. Adventure) e Cristina Nardin. Giuliano Fragola partecipa nella categoria E-bike. 

LE CLASSIFICHE

Elite. È in pratica la Titan classica, dove i corridori vengono suddivisi anche in fasce di età. I corridori, a esclusione dei due settori maraton (4a e 5a tappa)  possono contare su assistenza meccanica, medica e logistica messa a disposizione dall’organizzazione.   

Skoda Adventure. I corridori vanno in autonomia totale. L’organizzazione provvede solo a trasportare dalla partenza al traguardo una cassa con il necessario meccanico e personale. In pratica è come se fosse un’unica maraton. Tutti i pernotti sono in campo tendato berbero senza nessun mobile.

Corporate. Partecipazione a coppie, purché della stessa squadra.

Ambassador. In coppia, purché dello stesso paese o città.  

Coppie. Uomini, donne, miste. I ciclisti devono stare assieme nei punti di controllo e al traguardo.

Trio. Somma dei tempi di ognuno.  

LE TAPPE 

1a – Giovedì 1 maggio, Merzouga-Merzouga, 91 km, 764 metri di dislivello, ****. La corsa comincerà con un prima frazione attorno a Merzouga e con un passaggio sulle iconiche dune di Erg Chebbi e un primo tratto di navigazione che metterà subito alla prova le capacità di orientamentoe. Capacità di seguire la traccia di ogni partecipante. 

2a – Venerdì 2 maggio, Merzouga-Ait Ben Said, 120 km, 699 metri, ****. Se il primo giorno è stato caratterizzato dalle dune, questo lo sarà per la navigazione e la durezza. I biker dovranno affrontare la frazione più lunga, tutta alle falde della cordigliera dell’Atlante.

3a – Sabato 3 maggio, Ait Ben Said-Tazlarte, 90 km, 1.328 metri, ****. Ecco l’unica tappa di pura montagna, anche se l’arrivo è in fondo a una lunga discesa, di questa edizione. A circa metà tappa la Skoda Challenge, una salita cronometrata con in palio 60 secondi di abbuono al miglior tempo maschile e femminile. Partenza a arrivo in accampamenti che i veterani di questa manifestazione conoscono bene. 

4a – Domenica 4 maggio, Tazlarte-Tafroukht, 104 km, 554 metri, ****. Dopo l’atipica giornata di montagna si ritorna sul classico con le sfide e gli imprevisti del deserto. Cala il dislivello, non la difficoltà. Da percorrere oltre cento chilometri ma al traguardo non sarà finita perché questa frazione è quella che dà il via alla tappa “maraton”, una vera prova di autosufficienza che metterà tutti a dura prova. Nessun. Partecipante potrà infatti usufruire di assistenza esterna e non si godrà le “comodità” trovate negli altri campi tendati. 

5a – Lunedì 5 maggio, Tafroukht-El Jorf, 91 km, 598 metri, ***. È la tappa più classica, quella che trasmette più la storia di questa manifestazione. Il secondo settore della tappa “maraton” attraversa infatti vari tratti iconici delle prime edizioni per terminare vicino ai pozzi di El Jorf.

6a – Martedì 6 maggio, El Jorf-Maadid, 66 km, 243 metri, ***. Siamo all’ultima giornata di gara. È la frazione più breve e con meno dislivello, ma attenzione, non sarà una passerella perché, come da tradizione di questi venti anni, qui non si regala nemmeno un metro di percorso. I circa 500 partecipanti sognano già da mesi questo striscione di arrivo che dà diritto a ricevere come premio un fossile. Il percorso per arrivarci però sarà misto e ricco di insidie: tratti di sabbia, pietre e un piccolo cordone di dune. 

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