Ospedale di Somma, «il nuovo ambulatorio fa pagare il ticket per una lastra»

Somma lombardo ambulatorio medico

SOMMA LOMBARDO – Ieri, 10 agosto, è avvenuto il passaggio tanto contestato: il Primo intervento al piano terra dell’ospedale di Somma Lombardo è stato chiuso ed è stato attivato l’Ambulatorio medico all’interno della Casa di Comunità di via Fuser. Secondo Asst Valle Olona, si tratta di un passaggio che «rafforza l’offerta dei servizi territoriali». Ma non sembra affatto così. 

Pagare per una lastra 

«È un semplice ambulatorio, come dicevamo noi», spiega Mauro Tapellini, portavoce del Comitato Pro Ospedale. E «la cosa scandalosa», svela, è il depotenziamento del servizio sanitario offerto. Asst Valle Olona parlava di «un servizio moderno, integrato e facilmente accessibile all’interno di una struttura nuova, accogliente e progettata per rispondere in modo sempre più efficace ai bisogni di salute della comunità». Ma la realtà purtroppo è un altra. Al Primo intervento, infatti, se ci si presentava con una sospetta frattura, il paziente veniva accompagnato immediatamente in radiologia per un esame diagnostico. «Ora invece ti fanno l’impegnativa rossa, come fossi dal medico di base, poi con le tue gambe (sempre che la frattura non sia alla gamba, ndr) vai al Cup, paghi il ticket e infine vai in reparto, come fossi un esterno», racconta Tapellini. «E allora la radiologia la aprano davvero per tutti gli esterni, visto che oggi per fare una lastra bisogna recarsi a Gallarate».
Il discorso non cambia per la visita cardiologica: «Paghi il ticket e poi se sono liberi ti guardano subito, altrimenti hanno tempo 3 giorni». Prestazioni e standard, insomma, sono decisamente inferiori. «Senza contare – conclude il portavoce del Comitato – che hanno portato tutti i macchinari ma di fatto sono lì a far niente». 

Sordina e silenzio  

L’Ambulatorio medico, dunque, è entrato in funzione. Un avvio in sordina, senza tagli del nastro o cerimonie, che sarebbero apparsi pleonastici se non addirittura fuori luogo. A indicare l’entrata un foglio di carta appeso sul vetro con la scritta “Ambulatorio medico risposta rapida”, collocato al piano terra della Casa di comunità insieme agli ambulatori IFeC (Infermiere di Famiglia e di Comunità), il Punto prelievi, le vaccinazioni e gli altri servizi che di fatto erano già attivi quando gli spazi di via Fuser si chiamavano ancora Usl (ed erano gli Anni Novanta).
La petizione contro il trasferimento, nel frattempo, ha raggiunto le 900 firme, ma l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Silvio Pezzotta continua la linea del silenzio. L’unica voce fuori dal coro nel centrodestra è quella tuonante del già senatore Luigi Peruzzotti, padre nobile della Lega sommese. Per il resto, una disarmante rassegnazione che diventa supina accettazione delle scelte al ribasso di Asst Valle Olona sul nosocomio sommese. Vogliamo scommettere che il prossimo passo sarà  tornare alla carica sul Centro trasfusionale? Più volte, in passato, l’azienda sanitaria ha tentato di chiuderlo per concentrare l’attività su Gallarate. Le barricate, finora, hanno sempre retto. Ma di certo non con il mutismo. 

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