SOLBIATE OLONA – Paolo Orrigoni è stato assolto dalle accuse di corruzione e di indebita induzione a dare o promettere utilità per una vicenda che chiamava in causa un funzionario del Comune di Solbiate Olona.(foto d’archivio). La sentenza è stata pronunciata nel pomeriggio di oggi, martedì 21 luglio, dal collegio del Tribunale di Busto Arsizio presieduto da Giuseppe Fazio.
Sono soddisfatto
«Sono soddisfatto», ha brevemente commentato Orrigoni subito dopo aver ricevuto la notizia dell’esito del processo dai propri avvocati. Assolto anche un collaboratore del patron di Tigros, imputato nello stesso procedimento. La società ha dimostrato in aula di aver operato correttamente e di essere completamente estranea alle contestazioni.
L’accusa
Il processo riguardava una vicenda risalente al 2018. Secondo l’impostazione accusatoria, l’allora responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune di Solbiate Olona Luca Antoni avrebbe richiesto denaro o altre utilità a diversi imprenditori in cambio di un’accelerazione delle pratiche urbanistiche di competenza del suo ufficio.
Per quanto riguarda la posizione di Orrigoni, l’accusa sosteneva che il funzionario avesse chiesto l’affidamento alla propria fidanzata dell’incarico di progettazione della nuova area feste di Solbiate Olona, nell’ambito delle opere a scomputo connesse all’intervento per il “Nuovo Tigros” nel comune.
Nel corso del procedimento il collegio ha inoltre rigettato la richiesta di costituzione di parte civile avanzata dal Comune di Solbiate Olona.
Le condanne
Per Orrigoni si tratta della seconda assoluzione in procedimenti giudiziari che lo hanno visto coinvolto negli ultimi anni. L’imprenditore era infatti già stato assolto, sia in primo sia in secondo grado, con la formula più ampia nell’ambito dell’inchiesta “Mensa dei Poveri”. Accuse che non hanno trovato riscontro alcuno nel corso del dibattimento che ha visto Mister Tigros uscire del procedimento da innocente. Antonini, considerato dagli inquirenti il principale indagato nell’inchiesta, ha già patteggiato a tre anni. La fidanzata era invece stata condannata in primo grado a due anni e 11 mesi con rito abbreviato.
