C’è da chiedersi, e non da oggi, che cosa siano diventati i nostri boschi, se non la nuova piazza dello spaccio e il rifugio di malfattori stranieri “arruolati” per gestire il mercato della droga. Un fiorente mercato, a quanto sembra, che, nonostante l’opera preventiva e repressiva delle forze dell’ordine, con i carabinieri in primissima linea, resiste e, anzi, si espande da Nord a Sud della provincia di Varese e nell’Alto Milanese. Un problema di sicurezza, innanzitutto. E una grave questione sociale a significare come l’uso delle sostanze stupefacenti sia purtroppo molto diffuso con le numerose e preoccupanti implicazioni del caso.
Con tutta evidenza i boschi rappresentano luoghi riparati per gli spacciatori e per i loro mandanti delle organizzazioni criminali. I bivacchi dei pusher che di volta in volta vengono scoperti testimoniano come la boscaglia più fitta sia oggi il riparo preferito, lontano da occhi indiscreti, per chi “vende”e per chi compra. Le implicazioni di questa nuova modalità di spaccio sono facilmente intuibili. La necessità di stroncare una simile, pericolosa attività è scontata. Spiacevoli incontri di spacciatori armati di macete e di armi da fuoco (addirittura fucili) sono possibili per l’intero arco della giornata. Si tratta di persone senza scrupoli, pronte a tutto, pericolose proprio perché, quasi sempre, non hanno nulla da perdere.
L’ultima operazione dei carabinieri in quel di Vergiate ne è la conferma: i tre arrestati custodivano addirittura un piccolo arsenale. Non c’è da stare tranquilli. Al punto che si sta progettando una caserma dirimpetto a Malpensa (zona di estese macchie verdi) e l’stituzione di un reparto stabile dei carabinieri cacciatori, uomini addestrati anche per contrastare la speciale delinquenza dedita allo spaccio. Se ne sta facendo interprete Stefano Candiani, deputato di Tradate che si è incaricato di coinvolgere direttamente il parlamento in sede di bilancio, impegnandolo in questa direzione. Candiani è di Tradate, un’altra zona ad alto rischio per il confinante Pianbosco, conosce la vicenda e si spende nel tentativo di risolverla. Nei prossimi giorni incontrerà il comandante generale dell’Arma “per condividere lo stato di avanzamento del progetto”.
La speranza che si trovi quanto prima uno sbocco per cercare di contrastare un problema serio, troppo importante per il territorio perché finisca tra le buone intenzioni della politica. In verità, benché nel nostro Paese siano sempre in agguato gli imprevisti, per la nuova caserma sono stati finanziati trenta milioni di euro e il comando generale dei carabinieri ha previsto una guarnigione di un centinaio di militari. Il freno è, nella fattispecie, burocratico e procedurale. E qui, come spesso accade, la matassa è difficile da sbrogliare. Anche per quei politici, nel caso vedi Candiani, che ce la mettono tutta.
Spacciatori con i fucili nei boschi di Vergiate, arrestati 3 marocchini
