MILANO – Sparatoria a Rogoredo, anche il Siap Varese interviene in difesa del poliziotto indagato per omicidio volontario dopo aver sparato contro uno spacciatore dei boschi che impugnava una pistola poi rivelatasi essere a salve. «Sulla legittima difesa – scrive il segretario provinciale Siap Giuseppe Tedesco – Una marcia a doppio binario» da parte della magistratura. «Contrastare la criminalità in contesti come quelli di Rogoredo richiede che le Forze dell’Ordine siano preparate a reagire ai loro attacchi nella serena certezza di non essere essi stessi tacciati di essere malviventi o di essere raggiunti da una ipocrita forma di perbenismo che richiede l’ordine sociale, ma rinnega i propri guardiani alla prima occasione», aggiunge Tedesco.
L’intervento del Siap Varese
Il Sindacato Italiano Appartenenti Polizia (Siap) di Varese esprime ferma e convinta solidarietà al poliziotto coinvolto nei fatti di Rogoredo, oggi destinatario di un’azione penale per aver difeso la propria vita e quella di un collega durante un servizio di controllo in un contesto di estrema pericolosità. Dopo i fatti di Lonate, sui quali abbiamo plaudito alla Procura che ha presunto la legittima difesa dell’aggredito in casa propria, apprendiamo con orrore che non si è applicato lo stesso metro per il collega che pure ha agito senza ombra di dubbio in piena e legittima difesa di sé e del collega che stava operando. Si paventa il dubbio che, dietro la prima corretta e doverosa scelta della Procura di non proceder d’ufficio all’iscrizione nel registro degli indagati della vittima civile che ha reagito, non essendovi alcun automatismo per giungere a tale conclusione a fronte di una verità apparente che conferma la legittimità della autotutela, gravi sugli Operatori di Polizia una diversa e più onerosa norma in tema di legittima difesa che rende ufficiosa tale iscrizione, sebbene il Collega operasse in una zona ad altissima criminalità connessa allo spaccio di stupefacenti e risulti de plano che il malvivente gli abbia puntato una Beretta 92 non apparentemente innocua, tanto da essere immediatamente indagato per omicidio volontario. Perché se così fosse, allora nel processo formativo del sistema Sicurezza vi è una falda pericolosissima per i Colleghi: le Forze dell’Ordine non dispongono di “regole speciali di ingaggio”, quindi non possono essere destinatari di un diverso e particolare meccanismo che ne connoti l’eccesso di legittima difesa differentemente da qualsiasi altro cittadino, operando anche loro all’interno del medesimo quadro normativo valido per tutti. Pur stigmatizzando gli inaccettabili fatti di Minneapolis, tuttavia non vi è chi non veda come il criticabile Governo che ha dato all’ICE poteri speciali, che appaiono a tutti ben più che repressivi per essere gentili, per quanto si legge dai media, se ne sia anche assunto la responsabilità: ebbene, contrastare la criminalità in contesti come quelli di Rogoredo richiede che le Forze dell’Ordine siano preparate a reagire ai loro attacchi nella serena certezza di non essere essi stessi tacciati di essere malviventi o di essere raggiunti da una ipocrita forma di perbenismo che richiede l’ordine sociale, ma rinnega i propri guardiani alla prima occasione. Perché il Collega che si è difeso, non ha sbagliato: è stato solo più veloce e più capace e se quell’arma non fosse stata a salve, forse oggi il comunicato di questa OS conterrebbe il dolore per un’altra vittima del dovere: la sincronicità vuole che proprio in queste ore parte il processo per l’omicidio del carabiniere Michele Legrottaglie, ucciso in servizio in un contesto operativo simile, avendo il Collega dell’Arma esitato, magari frenato proprio dal timore delle conseguenze di questo angosciante “atto dovuto”. Il SIAP, allora, coglie l’occasione per stimolare il sistema politico a ripensare alla peculiarità dell’attività di tutela dell’ordine pubblico affidata alle Forze di Polizia che, munite di un’arma, garantiscono la sicurezza percepita nelle strade e nelle case dei cittadini per bene, ponderando di non cadere negli eccessi che si sono visti oltreoceano, ma assumendo iniziative di legge serie e coraggiose in tema di uso legittimo della forza che riducano la pressione psicologica e il rischio concreto che un Operatore di Polizia deve sostenere ogni giorno. E per non essere solo teorico, questa Segreteria avanza una proposta, non meramente provocatoria: imporre nel piano formativo del magistrato inquirente, un periodo di affiancamento all’attività operativa delle Forze di Polizia al fine di comprendere cosa significhi operare di notte, sotto stress, con l’adrenalina alta e la responsabilità di decidere in pochi secondi, prima di sedersi dietro una scrivania.
