Stagione musicale comunale, a Varese omaggio a Beethoven con tre sinfonie

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VARESE – Sette appuntamenti nella basilica di San Vittore, dal 20 ottobre al 23 aprile: la stagione musicale comunale di Varese giunge alla ventisettesima edizione riunendo grandi interpreti internazionali, ritorni attesi e nuove presenze. Il cartellone attraversa oltre quattro secoli di musica, dal Seicento di Biber alla scrittura novecentesca di Bacewicz e Piazzolla, passando per il classicismo viennese, il Romanticismo e la grande polifonia rinascimentale. Una varietà di epoche, organici e linguaggi tenuta insieme dalla qualità degli interpreti e dalla volontà di offrire al pubblico programmi capaci di coniugare repertorio, scoperta e ascolto consapevole.

Il centro ideale della seconda parte della stagione sarà Beethoven. Nel 2027 ricorreranno duecento anni dalla sua morte e Varese parteciperà alle celebrazioni con tre sinfonie che ne mostrano volti diversi: la tensione universale della Nona, l’energia ritmica della Settima e il rapporto con la natura della Pastorale. A questo asse si affiancano il ritorno, dopo moltissimi anni di assenza, di Gidon Kremer, il viaggio nella danza di Jan Lisiecki, la purezza vocale di Vox Luminis e un finale che riporta sul palcoscenico due giovani musicisti cresciuti anche come ascoltatori della stagione. Ne nasce un racconto musicale che guarda alla storia e, nello stesso tempo, al futuro.

«Ogni anno una proposta ricercata»

«Una delle iniziative culturali più di prestigio della nostra città – ha commentato il sindaco Davide Galimberti – la sua longevità, con questa ventisettesima edizione, testimonia non solo come sia una rassegna concertistica amata e apprezzata dal pubblico, ma anche come la scelta di una proposta musicale di altissimo livello costituisca un elemento in grado di generare valore culturale e sociale per tutto il territorio. Anche per quest’edizione la rassegna porta in città, nella splendida sede della basilica di San Vittore, orchestre, direttori d’orchestra e solisti virtuosi di fama internazionale. Il ringraziamento va al professore Sartorelli, per riuscire ogni anno a confezionare una proposta ricercata che costituisce un vero patrimonio culturale cittadino in grado di avvicinare anche i più giovani alla grande musica».

«Non solo buona musica ma anche condivisione, riflessione e confronto»

«Il programma della ventisettesima edizione della stagione musicale del Comune di Varese – ha sottolineato l’assessore alla Cultura Enzo Laforgia – come sempre ricco e di eccellente qualità grazie alla direzione artistica del professore Fabio Sartorelli, è caratterizzato quest’anno dalla forte presenza beethoveniana (nel 2027 saranno trascorsi duecento anni dalla scomparsa di Ludwig van Beethoven). È un tributo, questo, necessario, che si articola in alcune delle composizioni più celebri, più celebrate e più complesse del genio tedesco (si pensi solo alle tre sinfonie proposte).

Ma è necessario soprattutto per noi, oggi, che smarriti assistiamo impotenti agli stravolgimenti del tempo presente. Forse potremmo trovare nutrimento nel riascoltare, alla luce della crisi climatica che richiede risposte sempre più urgenti e non più derogabili, la Pastorale (il cui ascolto andrebbe accompagnato con la lettura di alcune pagine dei “Dolori del giovane Werther” di Goethe); forse potremmo trovare un po’ di consolazione nel riascoltare l’invito quanto mai attuale dei versi di Schiller (1785), riproposti nella Nona sinfonia (1822), la cui melodia è stata poi elevata a inno europeo: “Seid umschlungen, Millionen!” (“Abbracciatevi, moltitudini!”).

Insomma, la stagione musicale comunale non è soltanto l’occasione per ascoltare buona musica eseguita da interpreti di fama internazionale, ma rappresenta, come ogni azione culturale, un momento di condivisione, di riflessione e di confronto, affinché si possa almeno sperare – se non costruirlo insieme – un futuro migliore. Anche quest’anno corre l’obbligo di ringraziare i numerosi e generosi sostenitori, che continuano a manifestare interesse e affetto per una delle iniziative culturali più prestigiose della nostra città, e la curia di Milano, che ancora una volta ci accoglie nella splendida basilica di San Vittore. La disponibilità e la generosità di privati cittadini come di enti e istituzioni dimostrano come la stagione musicale comunale sia ormai diventata un patrimonio cittadino».

Il bicentenario e ritorni molto attesi

«Ci sono stagioni che nascono intorno a un’idea, altre che acquistano il proprio significato mettendo in relazione programmi, interpreti, ritorni e nuove presenze – ha spiegato Sartorelli, direttore artistico della stagione musicale comunale – questa ventisettesima edizione appartiene a entrambe le categorie. Il 2027 segna il bicentenario della morte di Beethoven e la sua musica attraversa il nostro percorso: la Nona Sinfonia con l’Orchestra Sinfonica di Milano e Jac van Steen, la Settima con Philippe Herreweghe e l’Orchestre des Champs-Élysées, la Pastorale con András Schiff e la Chamber Orchestra of Europe. Tre sinfonie in una sola stagione: per un bicentenario di questa portata, ci è sembrato il minimo.

Ma la stagione è fatta anche di ritorni molto attesi. Gidon Kremer torna a Varese, insieme alla Kremerata Baltica, dopo moltissimi anni di assenza; Philippe Herreweghe ritorna invece a distanza di un solo anno, dopo un concerto che molti di noi ancora ricordano. Jan Lisiecki attraversa due secoli di musica seguendo le trasformazioni della danza, mentre Vox Luminis ci porta nel cuore della polifonia rinascimentale con la Missa Papae Marcelli di Palestrina. E, fra loro, András Schiff, nella doppia veste di pianista e direttore.

E poi ci sono Giovanni Conti e Lorenzo Messina. Oggi le loro carriere li hanno condotti fino a Berlino; ma noi li ricordiamo bambini, assidui frequentatori della nostra stagione musicale. Ritrovarli ora sul palcoscenico, non più tra il pubblico ma da protagonisti, è forse uno dei segni più belli di ciò che una stagione musicale può rappresentare nel tempo. Anche quest’anno ogni concerto porta con sé un ricordo. È il nostro modo di tenere accanto a noi persone che hanno condiviso e sostenuto questa avventura e che continuano, attraverso la musica, a farne parte».

«Una storia fatta di qualità, continuità e un rapporto autentico con il pubblico»

Questo il saluto dell’assessore regionale alla Cultura Francesca Caruso – non è potuta essere presente per impegni istituzionali – e della Lombardia in occasione della presentazione della stagione:

Per me questo appuntamento ha anche un significato personale. Da varesina conosco bene il valore che la musica, insieme alle tante espressioni della cultura, ha sempre avuto nella vita della nostra città. Vedere una manifestazione come questa raggiungere la sua ventisettesima edizione significa riconoscere una storia fatta di qualità, continuità e capacità di costruire nel tempo un rapporto autentico con il pubblico. La nuova stagione ne è una dimostrazione particolarmente significativa: sette concerti nella basilica di San Vittore, interpreti e orchestre di livello internazionale e un percorso musicale capace di attraversare epoche e linguaggi differenti, dal Rinascimento ai nostri giorni.

Il 2027, nel bicentenario della morte di Ludwig van Beethoven, offrirà inoltre a Varese l’opportunità di partecipare a una ricorrenza di portata internazionale attraverso tre capolavori come la Nona, la Settima e la Pastorale. Tre pagine diverse, ma accomunate dalla straordinaria capacità della musica di parlare all’uomo e di attraversare il tempo. Accanto ai grandi nomi internazionali, trovo particolarmente bello che la stagione si concluda guardando ai giovani e al nostro territorio, con Giovanni Conti e Lorenzo Messina. Due musicisti varesini che da ragazzi sedevano in platea come ascoltatori e che oggi tornano nella loro città da protagonisti, dopo aver costruito percorsi professionali di altissimo livello.

Come assessore alla Cultura di Regione Lombardia credo profondamente nel valore di iniziative capaci di unire eccellenza, identità dei territori e varietà di pubblico. La cultura non è qualcosa di distante dalle nostre comunità: vive nei luoghi, nelle persone e nelle esperienze che siamo capaci di costruire e condividere. È proprio da questa convinzione che nasce anche “Futura – Nuovi sguardi per la cultura”, che il prossimo 2 ottobre tornerà per la sua seconda edizione in un luogo simbolo della cultura italiana e internazionale come il Teatro alla Scala di Milano. Un appuntamento con il quale Regione Lombardia vuole continuare a interrogarsi sul futuro della cultura, mettendo a confronto esperienze, idee e nuove generazioni e provando a immaginare insieme quali linguaggi, quali strumenti e quali visioni dovranno accompagnare la cultura in Lombardia nei prossimi anni.

Credo quindi che anche una stagione come quella che presentiamo oggi interpreti perfettamente questo spirito: custodire una grande tradizione senza limitarsi a celebrarla, aprendola invece al futuro, ai giovani e a nuovi pubblici. Per questo desidero ringraziare, gli organizzatori, gli artisti e tutti coloro che, con il loro lavoro e la loro passione, hanno reso possibile, anche quest’anno, una stagione di così alto profilo. A tutti voi rivolgo quindi il mio augurio per una splendida stagione, con la certezza che, ancora una volta, la musica saprà riempire la nostra basilica di San Vittore non soltanto di note, ma di emozioni, incontri e bellezza.

Grazie

I concerti

La biglietteria per la prossima stagione musicale aprirà lunedì 28 settembre al Miv, ecco le date in programma:

Martedì 20 ottobre, il ritorno di Gidon Kremer 
La stagione si apre con la Kremerata Baltica e Gidon Kremer, violino e direzione, nuovamente a Varese dopo molti anni di assenza. Il programma restituisce tutta la curiosità del violinista lettone: dalla sorprendente Battalia à 10 di Heinrich Ignaz Franz von Biber al giovanile Quartetto con pianoforte di Mahler e al Quartetto op. 95 Serioso di Beethoven, entrambi proposti in versioni per orchestra d’archi. Seguono tre pezzi baltici composti appositamente per Kremer e la Kremerata e, in chiusura, quattro pagine di Astor Piazzolla. È un itinerario fra secoli e linguaggi differenti, coerente con il lavoro di un artista che non si è mai limitato al grande repertorio, ma ha incoraggiato la nascita di nuova musica e sostenuto generazioni di compositori.

Mercoledì 2 dicembre, Jan Lisiecki e il mondo della danza
Il pianista canadese Jan Lisiecki presenta World (of) Dance, un programma costruito interamente intorno alla danza e alle sue trasformazioni. Da Schubert a Piazzolla, passando per Martinů, de Falla, Szymanowski, Bartók, Ginastera, Chopin, Brahms e Albéniz, il concerto attraversa quasi due secoli e una geografia vastissima: dall’Europa centrale e orientale alla penisola iberica, fino all’America Latina. Il filo conduttore non è soltanto il ritmo: la danza passa dall’intrattenimento salottiero alla voce delle nazioni, dalla memoria popolare all’espressione urbana. Lisiecki, artista Deutsche Grammophon fin dall’adolescenza, riunisce queste pagine in un racconto pianistico ricco di colori e contrasti.

Giovedì 14 gennaio, la Nona apre l’anno beethoveniano
Il nuovo anno si inaugura con la Sinfonia n. 9 di Beethoven, la composizione più fortemente simbolica dell’intero cartellone. L’Orchestra Sinfonica di Milano è diretta da Jac van Steen, con Chiara Maria Fiorani, Laura Verrecchia, Lorenzo Martelli e Lodovico Filippo Ravizza; il coro è preparato da Massimo Fiocchi Malaspina. La scelta della Nona per aprire il 2027 pone subito in primo piano il bicentenario beethoveniano e affida alla musica un messaggio che conserva una straordinaria attualità: l’aspirazione alla fratellanza, alla pace fra i popoli e a un mondo senza confini. Dopo la Terza e la Quinta Sinfonia e il Quarto e Quinto Concerto per pianoforte presentati nelle passate stagioni, Varese prosegue così un rapporto consolidato con Beethoven.

Sabato 13 febbraio, Herreweghe: Schubert e la Settima
Philippe Herreweghe torna a Varese con l’Orchestre des Champs-Élysées, a distanza di un solo anno dal concerto accolto con particolare entusiasmo dal pubblico. Dopo l’Eroica della scorsa stagione, il direttore belga prosegue il cammino beethoveniano con la Sinfonia n. 7, pagina travolgente per impulso ritmico e vitalità. In apertura, l’Incompiuta di Schubert, uno dei capolavori più enigmatici dell’Ottocento. Nata per volontà dello stesso Herreweghe, l’orchestra utilizza strumenti storici e ha sviluppato un’identità immediatamente riconoscibile: un lavoro minuzioso su articolazione, equilibrio e trasparenza che permette di ascoltare partiture celebri con rinnovata freschezza.

Sabato 13 marzo, András Schiff e la Chamber Orchestra of Europe 
Sir András Schiff assume la doppia veste di pianista e direttore alla guida della Chamber Orchestra of Europe. Il programma si apre con la Sesta Sinfonia La Piccola di Schubert, prosegue con il Concerto n. 9 Jeunehomme di Mozart – pagina di eccezionale ampiezza e invenzione – e culmina nella Sesta Pastorale di Beethoven. Fondata nel 1981, la Chamber Orchestra of Europe è stata profondamente segnata dalla collaborazione con Claudio Abbado e Nikolaus Harnoncourt e riunisce musicisti attivi come solisti, cameristi e prime parti. L’incontro con Schiff, fra i più raffinati interpreti del repertorio classico, completa il trittico sinfonico dedicato al bicentenario.

Giovedì 8 aprile, Palestrina secondo Vox Luminis  
La basilica di San Vittore diventa lo spazio ideale per la grande polifonia rinascimentale romana. Vox Luminis esegue i primi dieci mottetti a cinque voci della raccolta Canticum Canticorum del 1584 e la celeberrima Missa Papae Marcelli di Giovanni Pierluigi da Palestrina. Fondato nel 2004 da Lionel Meunier, l’ensemble è oggi fra i più apprezzati interpreti europei della musica antica. Il suo nome richiama la qualità che più lo distingue: un suono luminoso e trasparente, nel quale ogni voce conserva la propria individualità e insieme concorre a un disegno di grande compattezza. La chiarezza della scrittura palestriniana e l’acustica della basilica promettono un’esperienza d’ascolto di particolare intensità.

Venerdì 23 aprile, il finale con due giovani varesini  
L’Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala chiude la stagione con il direttore Giovanni Conti e il flautista Lorenzo Messina. In programma il Concerto per orchestra d’archi di Grażyna Bacewicz, il Concerto per flauto K 314 e la Sinfonia n. 29 K 201 di Mozart. I due musicisti condividono percorsi sorprendentemente paralleli: gli studi al Conservatorio di Milano, il perfezionamento a Stoccarda e quindi la Germania, fino a Berlino. Conti, nato a Varese nel 1996, dalla stagione 2026/27 sarà Kapellmeister alla Deutsche Oper Berlin; Messina, a ventitré anni, ha vinto il posto di secondo flauto dei Berliner Philharmoniker. Per la stagione il loro ritorno ha un valore speciale: da giovanissimi sedevano spesso in platea; ora salgono sul palcoscenico da protagonisti.

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