VARESE – «Compagni e compagne, benvenuti a tutti». Compagni e compagne, proprio così. Daniele Marantelli saluta la gente, o meglio, il popolo del Pci, che non è detto che sia anche quello del Partito democratico, che in questa caldissima domenica di inizio luglio (giorno 2 del mese) ha riempito la tensostruttura della Festa delle Schiranna.

Bandiera rossa
Sul palco troneggia una sola bandiera, listata con il tricolore. Una bandiera rossa: con falce, martello e stella nell’angolo alto a sinistra e la scritta, anch’essa d’oro, P.C.I. Federazione provinciale Varese. Via la carrellata di bandiere a sfondo bianco con la scritta PD a rievocare il tricolore. Staccate dalla base del palco più che per rispetto per la “grande vecchia”, per segnare la faglia tra le due placche storiche: quella passata e l’attuale. Una frattura che oggi, più di qualche anno, si avverte essere larga. E forse, proprio per tentare di ridurre la deriva è stato messo in pista l’incontro con Andrea Orlando sulla Storia (degli Settanta e Ottanta) del Pci.

Non è il congresso del P.C.I.
E, infatti, «oggi ha detto Daniele Marantelli – non siamo qui a celebrare il congresso del Pci. Quello l’abbiamo fatto trent’anni fa. Oggi siamo qui per condividere un momento di riflessione su un pezzo di storia politica della sinistra, che è stata importante per tantissimi di noi e che non possiamo dimenticare».
Non un’operazione da reduci insomma, anche se negli interventi dei relatori si sono ascoltate parole che sembravano dimenticate. Di un passato ormai passato e anche remoto. Sono stati citati brandelli di storia legati in maniera indissolubile al Partito comunista e finiti inscatolati, sigillati e stivati da anni nella “grande soffitta” della sinistra. Con un punto fermo: Enrico Berlinguer, citato in tutti gli interventi. E poi: la storia degli Anni Settanta, il colpo di Stato in Cile, i blocchi contrapposti che governavano il mondo. E ancora, i concetti nuovi in quel tempo: ambiente, emancipazione femminile, i referendum. Terrorismo: quello nero e quello delle Brigate rosse.

La storia siamo noi
«Il Partito comunista italiano – ha detto Stefano Tosi, ex consigliere regionale – è una parte della storia di ognuno di noi. Una storia politica, ma anche di persone. E’ stato anche il mezzo che ci ha fatto conoscere personalità importanti, primo tra tutti Enrico Berlinguer, soprattutto per chi si è iscritto al Pci negli anni Settanta».
Rocco Cordì (nella foto sotto insieme a Orlando e Marantelli), invece ha ricordato gli anni rugggenti di quando «a San Fermo prendevamo il 50%. Ma mica erano tutti marxisti leninisti. Quelle percentuali le toccavamo perché il partito era presente sul territorio, nei luoghi di lavoro e del quartiere. Una presenza che non permetteva che si creasse il vuoto. Vuoto che poi, lo vediamo oggi, viene riempito dalle destre. E questo incontro l’abbiamo voluto perché bisogna salvaguardare questa storia».

Il dovere di raccontare
Lungo e articolato l’intervento di Andrea Orlando, che si iscrive alla Federazione dei giovani comunisti nel 1982, «e sono anche stato segretario di circoscrizione», aggiunge con orgoglio, «era il 1988. L’anno prima della svolta» e della disgregazione del Pci, il più grandre partito comunista d’Occidente.
«Noi – prosegue l’ex ministro – abbiamo il dovere di raccontare l’esperienza dei Comunisti Italiani per una ragione legata al quotidiano. In campo, lo vediamo, c’è un’azione politica che è finalizzata alla riscrittura delle storia nazionale. Se si ascoltano le parole di alcune delle più alte cariche dello Stato, le riflessioni degli intellettuali di destra, l’obiettivo è raccontare la storia d’Italia come la storia delle nostra democrazia a rischio per la presenza del Partito comunista. Vogliono cancellare l’apporto che i comunisti hanno dato alla stesura della costituzione, alla costruzione delle democrazia e alla difesa del nostro paese dall’eversione di destra. E questa operazione è pericolosa, poiché mira a edulcorare quello che è stato il neofascismo nel nostro Paese. Raccontare la nostra storia, il ruolo del Pci e la sua attività quotidiana di tante persone è un servizio all’attualità e un dono anche alle generazioni più giovani».
La modernità del P.C.I. oggi
Orlando, tra spunti storici ed aneddoti personali legati al partito, ha poi chiuso con una riflessione. «Credo che si debba riflettere su cosa teneva insieme nel partito il professore e l’operaio. Era l’idea l’idea di un mondo più giusto per entrambi, anzi per tutti. Un senso di comunità che, senza voler ritornare a quell’idealogia, deve essere oggi recuperata, insieme a una capacità critica, poiché non è vero che quello che ci stanno imponendo sia l’unico mondo possibile».
