STRESA – Un nuovo, pesantissimo capitolo giudiziario si abbatte sui responsabili della tragedia della funivia del Mottarone del maggio 2021. La Procura della Corte dei Conti ha notificato un atto di costituzione in mora da oltre 15 milioni di euro (per l’esattezza 15 milioni e 13.820 euro) ai tre imputati che lo scorso settembre hanno patteggiato la pena a Verbania.
L’azione della magistratura contabile, scattata in solido per tutti e tre a ridosso della prescrizione dei cinque anni, punta al risarcimento del danno subito dall’erario. La notizia della notifica dell’atto è stata confermata dall’avvocato Andrea Da Prato, legale di Enrico Perocchio.
Le accuse: dai forchettoni alla mancata vigilanza
Le contestazioni della Corte dei Conti ricalcano le condotte illecite emerse nel processo penale. Nel mirino c’è soprattutto la gestione della sicurezza dell’impianto, che era in concessione alla famiglia di Luigi Nerini .
All’ex amministratore unico della società Ferrovie del Mottarone (ora in liquidazione) viene contestato di aver «assentito e/o non impedito» la decisione del caposervizio Gabriele Tadini di inserire i “forchettoni”. Parliamo delle ganasce che bloccarono i freni di sicurezza, impedendo loro di agganciare la cabina alla fune portante dopo la rottura della traente.
Non solo: Nerini è accusato di non aver mantenuto la funivia in «buono stato di efficienza per la sicura circolazione» e di non aver vigilato sui suoi sottoposti. Nello specifico, sul caposervizio Tadini – che saltò i controlli mensili all’attacco della fune traente con la testa fusa (il collegamento al carrello della cabina) – e sul direttore d’esercizio Perocchio, che quei controlli non li aveva predisposti.
Il nodo del risarcimento
Un conto stratosferico che, tuttavia, rischia di rimanere sulla carta. Secondo quanto è noto, nessuno dei tre condannati dispone attualmente di un patrimonio personale sufficiente a coprire, nemmeno minimamente, la maxi-cifra richiesta in solido.
Sul fronte delle pene detentive (3 anni e 10 mesi per Nerini, 3 anni e 11 mesi per Perocchio, 4 anni e 5 mesi per Tadini), tutto resta al momento congelato. L’esecuzione è sospesa in attesa che il Tribunale di sorveglianza di Torino fissi l’udienza per valutare le istanze di affidamento in prova ai servizi sociali.
