Scuola senza zaino e comunità educante, a Sumirago i primi dieci anni del modello

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SUMIRAGO – «Quando un “io” diventa un “noi” per accompagnare chi alla vita è appena arrivato e ha bisogno di mappe? Quando lo sguardo dell’altro ci appartiene così tanto da prendercene cura?». Come ha spiegato la referente, la professoressa Annamaria Cozzi, il convegno dedicato alla “comunità educante” delle scuole senza zaino di Sumirago, che si è tenuto sabato 3 ottobre, ha avviato una profonda riflessione per dare risposta a queste domande e ha festeggiato i primi dieci anni del modello scolastico.

Accolto nel 2016, il modello è diventato nel tempo una solida realtà per la scuola primaria e per la secondaria di primo grado, alle quali si sta ora affiancando anche la scuola dell’infanzia. Tra gli ospiti d’eccezione Daniela Pampaloni, cofondatrice nazionale del movimento Senza Zaino, che ha espresso grande entusiasmo per la straordinaria vivacità delle scuole locali, sottolineando il forte clima di speranza e la profonda motivazione che animano tutti gli attori coinvolti: dirigenti, docenti, studenti, famiglie e territorio.

Una mappa da percorrere insieme alla ricerca di un dono

Al centro degli interventi che hanno guidato l’evento è emerso con forza il valore del concetto di comunità: un’idea che disegna una mappa da percorrere insieme alla ricerca di un dono, un munus da condividere, ma anche il dovere di preservare quel dono e di farlo crescere con responsabilità reciproca. Una comunità educante che senta la vita dell’altro come la propria e ne avverta, assumendosela tutta, la responsabilità.

«Non si tratta solo di condividere strumenti formali, ruoli diversi, circolari o progetti; si tratta di vivere la scuola come uno spazio di autentica reciprocità del sentire, chiedendosi come un paesaggio educativo grande come tutto il territorio e i protagonisti che lo vivono possa diventare comunità. Come un bosco di alberi che in superficie hanno il proprio tronco e i propri rami – i ruoli, le mansioni, le classi – ma sotto terra hanno radici che sprofondano nel terreno, si incontrano e si fondono in un unico, grande organismo vivente».

Gli interventi hanno sottolineato l’idea che eliminare lo zaino come barriera fisica permetta di trasformare i limiti di spazio e di tempo nel luogo in cui amplificare le esistenze, facendosi carico della vita dell’altro con responsabilità e rispetto. La giornata ha visto la partecipazione di quanti, dieci anni fa, credettero per primi in una scommessa pedagogica innovativa, fondata sull’apprendimento esperienziale e attivo e su una vicinanza fatta di cura e competenza.

Gli ex allievi che sperimentarono l’avvio del modello

Un messaggio speciale è arrivato tramite un video da Renata Santarossa, la dirigente che dieci anni fa credette fin da subito nell’avvio del modello e che ha regalato un saluto particolare alla scuola secondaria, anello delicato e fondamentale da continuare a sostenere e far vivere. Il testimone è poi passato all’ex dirigente dell’istituto comprensivo di Mornago, Rino Marotto, e all’attuale Gabriella Cicolini che, oltre a ricordare i predecessori Francesco Maieron e Rossana Gentilini, hanno saputo dare continuità e slancio a questo percorso, facendosi guidare e affiancare con fiducia dai docenti che si sono formati sul campo in questo decennio.

«Fondamentale il contributo della maestra Rita Tibiletti, allora responsabile della commissione “Ricerca e innovazione didattica”, colei che ha scovato il tesoro, l’ha portato all’attenzione di tutti e ha svolto il ruolo di referente della nostra scuola senza zaino nei primi quattro anni. Un ringraziamento speciale va all’ex assessore Umberto Brianzoni colui che, con il sindaco Croci e l’approvazione del consiglio comunale, ha predisposto il cambiamento degli ambienti scolastici, lasciando un’eredità di responsabilità accolta dall’attuale sindaco Yvonne Beccegato».

Grande emozione nel rivedere gli ex allievi delle prime classi, Edoardo Del Vino e Nicolò Favalessa, che nel 2016 sperimentarono l’avvio del modello, testimoni viventi del valore formativo che questo approccio ha avuto sulla loro vita e sul loro percorso scolastico. Il testimone non è caduto, ma è passato di mano in mano, protetto con attenzione e perseveranza fino ai bambini e ragazzi di oggi; la presenza di Alessio Medde e di Damiano Coppola, ex presidenti del Cra (Consiglio dei Rappresentanti degli Alunni), lo ha testimoniato. Hanno espresso la gioia e il desiderio di sentirsi parte di una scuola che non sia solo una parentesi anagrafica nella storia di ciascuno, ma una mappa per orientarsi nel mondo.

La visione educativa di una scuola che si può fare in modo diverso

«Una vera comunità educante è un intreccio profondo di mani e di idee, e la scuola ne è parte integrante: è un convitato seduto alla stessa tavola, con a cuore il bene, la cura e la crescita di bambini e ragazzi. La scuola è dentro la comunità e la comunità deve essere dentro la scuola, perché quest’ultima non sia isolata, ma si nutra della rete con il territorio».

Una delle radici che toccano le scuole senza zaino di Sumirago è stata senza dubbio Ags, l’Associazione dei Genitori di Sumirago che, sin dalle origini con gli ex presidenti Paolo Soldà e Franco D’Alessio fino ad oggi con le attuali Sonia Minusso e Milena Giacomini, ha creduto e sostenuto la visione educativa di una scuola che si può fare in modo diverso. Prezioso anche il ruolo delle realtà sociali e associative del territorio, tra cui l’associazione Bambini Sereni, i Gruppi Alpini, la Pro Loco, la Fondazione Missoni, Legambiente, l’associazione Il Bosco e la nobile famiglia Belgiojoso.

Un passaggio di assoluto rilievo è stato il racconto del percorso della scuola primaria “Alessandro Manzoni”, da parte della maestra Federica Pozzi, e della secondaria “Enrico Fermi” con Cozzi. Entrambe hanno descritto una scelta coraggiosa che nel tempo ha trasformato profondamente l’identità di questi due plessi: una comunità di docenti via via sempre più stabile che fa una scelta precisa, credendo fortemente in un approccio differente.

Due realtà strutturate che si mettono in gioco costantemente

Dieci anni di formazione e auto-formazione per la primaria e per la secondaria hanno costruito due realtà strutturate che si mettono in gioco costantemente alla ricerca di una voce educativa diversa, capace di prendersi cura dei bambini, dei ragazzi, dei genitori e dei docenti. La primaria ha costituito il gruppo Rete (Risorse, Energia ed Entusiasmo), che si occupa di tenere vivi e autentici i legami, prendendosi cura delle relazioni e dell’organizzazione del plesso. La scuola, grazie all’adesione al modello, ha registrato un aumento degli iscritti: un dato straordinario nel panorama scolastico attuale.

La secondaria di primo grado, scuola della responsabilità, sfida e resiste nell’innovazione. Sebbene il passaggio all’innovazione, nella secondaria, rappresenti sempre un momento delicato e complesso, la scuola ha saputo difendere e alimentare un cantiere aperto, fondato su tre capisaldi irrinunciabili: la cura autentica dei ragazzi, l’apprendimento profondo ed esperienziale e la certezza di sentirsi riconosciuti e accolti. Entrambe le realtà si formano costantemente, attivano ogni anno un processo di autovalutazione e, con desiderio reciproco, creano ponti di modalità affini e buone pratiche comuni per una continuità educativa sincera.

Un processo ancora aperto

Con l’ingresso a pieno regime della scuola dell’infanzia nella rete senza zaino, la comunità scolastica si proietta verso il futuro con la certezza che eliminare lo zaino come barriera fisica non sia solo una scelta organizzativa, ma il simbolo della trasformazione dell’aula in una vera comunità di responsabilità, accoglienza e ospitalità. Si tratta di un processo ancora aperto, di un sentiero che non sempre tutti percorrono con convinzione, ma le scuole di Sumirago hanno iniziato a tracciare una via nuova sulla quale, alla comunità, non resta che sedersi attorno a un tavolo e scrivere il proprio patto: un’alleanza regolata e strutturata di corresponsabilità educativa e sociale. Un accordo scritto nel quale tutti i protagonisti sociali riconoscono che la vita dell’altro è una responsabilità di tutti.

A sintetizzare in modo lungimirante il senso della giornata è stata Pampaloni, che ha poi condiviso sulla sua pagina Facebook queste parole: “…Sabato abbiamo parlato di scelte educative dettate da una visione di scuola che mette al centro i ragazzi, abbiamo parlato di ricerca partecipata, di innovazione organizzativa, delle collaborazioni con il territorio. Parole come appartenenza, entusiasmo, impegno, professionalità, apprendimento, fatica, cura e bellezza sono state la guida per il lavoro di questa bella comunità educante. Mi porto via da questa iniziativa organizzata dalla scuola tanti aspetti positivi e la consapevolezza che una scuola di qualità può nascere e crescere in ogni dove”.

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